Odisseo


Le paure della sinistra europea e il suo declino (l’Unità, oggi)
22 Novembre, 2009, 11:00 pm
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Tra tutte le storie scritte per il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, la più suggestiva, per la metafora che racchiude, racconta di un branco di cervi dal mantello rossiccio. Riportata dal Wall Street Journal, e ripresa in Italia solo da Condor, un programma di Radiodue, è la storia di come, nonostante la ventennale rimozione della cortina di ferro che divideva il loro habitat naturale in due, tra Germania Ovest e Cecoslovacchia, i cervi rossicci ancora oggi non hanno il coraggio di oltrepassare quello che una volta era il confine e attualmente è solo una linea immaginaria nel più grande parco naturale d’Europa.

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Posto fisso, non fermiamoci a Tremonti (l’Unità, oggi)
28 Ottobre, 2009, 12:55 pm
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La conversione del Ministro Tremonti a favore del posto fisso mi ha ricordato la prima campagna di Berlusconi, nel 1994, nella quale promise un milione di posti di lavoro. Col senno di poi, la reazione del centrosinistra, che attaccò la promessa come non credibile, fa sorridere: tra chi prometteva di creare lavoro e chi criticò la promessa, gli italiani, reduci dalla crisi economica, votarono per il primo – con qualche ragione. In maniera del tutto simile, Tremonti fa una apologia del posto fisso e, mentre i sindacati hanno abilmente raccolto la proposta e suggerito un tavolo con Confindustria, girando dunque il coltello nella piaga aperta dal centrodestra, il resto del centrosinistra si è impegnato a spiegare che si tratta di una idea non credibile, o che il problema è un altro. Ancora una volta: a chi dovrebbe affidarsi un ragazzo precario, a chi sostiene il posto fisso, o a chi spiega che si tratta di un discorso non credibile e che vanno invece potenziate la formazione e i sussidi di disoccupazione? Naturalmente mi si potrebbe obiettare di ingenerosità, osservando che il centrodestra fa propaganda, mentre il centrosinistra cerca risposte serie e fondate. “E’ solo un problema di comunicazione”, sembra di sentir dire. In realtà, non si tratta solo di comunicazione, ma di cogliere la gravità e la sostanza dei problemi, cosa che il centrodestra, in maniera spregiudicata e irresponsabile, è bravissimo a fare, il centrosinistra meno. In Italia la flessibilità senza opportunità ha falcidiato una generazione, e sta per colpire la seconda. Decine di migliaia di uomini e donne abbondantemente oltre i 40 anni sono ancora privi di stabilità, oltre alla grande maggioranza degli under-40. Il punto non è più, per queste generazioni, individuare il sistema astrattamente più giusto o teoricamente preferibile per regolare il lavoro. La dimensione del problema chiama al contrario la necessità di misure urgenti, per evitare che tra quindici-vent’anni, si arrivi ad una società frantumata, priva di punti di riferimento, senza una classe media stabile, e per giunta con la produttività delle aziende ancora più in basso. Infatti, quel che è evidente della precarietà modello italiano è che essa, oltre a pesare sulle vite delle persone, ha anche gravemente danneggiato le aziende, inficiando la crescita professionale sul posto di lavoro, mortificando le energie lavoratrici là dove bisognerebbe stimolarle. La conversione di Tremonti andrebbe accolta andando a scoprire il suo bluff, con proposte che – pur senza tornare a modelli del passato – mirino a ridurre nettamente la possibilità di assumere personale flessibile, spingendo le aziende e i lavoratori ad un rapido cambio di passo.



Una sfida nuova per il sindacato (l’Unità, ieri)
27 Settembre, 2009, 10:52 am
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Prima gli operai della INNSE sulla gru, poi gli insegnanti precari sul tetto di una scuola a Benevento e ora gli ingegneri della Nortel con le foto dei loro figli. Queste vicende hanno in comune la spettacolarità della protesta organizzata. Il tratto moderno non deve stupire, basti pensare quanto moderno fosse lo sciopero, cento anni fa. Oltre la forma, colpisce l’estrema eterogeneità sociale dei lavoratori. Operai, insegnanti e ingegneri pagano in modo simile sia la crisi economica sia le non-scelte dissennate della politica. Inoltre, si manifesta sempre più frequentemente un conflitto di interessi tra la proprietà (e la direzione) delle aziende, e chi in quelle aziende lavora. Sarebbe sbagliato parlare di lotta di classe perché il contrasto non si trasferisce sul piano delle identità sociali. Sembra tuttavia archiviata la nozione che il bene dell’azienda coincida necessariamente con gli interessi di chi nella azienda lavori. Sarebbe altrettanto superficiale credere che tale conflitto sia destinato a produrre effetti negativi per l’economia nel suo complesso. Infatti, essendo circoscritta alla sfera produttiva, una forte dialettica tra dipendenti e capitale potrebbe anche generare un avanzamento benefico di forme di responsabilità e controllo del settore privato, con potenziali ricadute positive in efficienza e produttività. Il sindacato sembra preso in contropiede da quest’attivismo spontaneo, dalle sue forme e dalla sua frequenza. Eppure questa è la sfida che deve cogliere se vuole trovare una dimensione al suo agire nel ventunesimo secolo, quello del lavoro frammentato. Saper raccogliere istanze diverse tra loro, non pretendendo di ingabbiarle in una sintesi generale che potrebbe non esser possibile, e conquistare credibilità e forza anche in strati finora non sindacalizzati, affiancandosi ai loro sforzi, e sostenendo le loro lotte.



La memoria dei fatti per onorare i caduti (l’Unità, oggi)
21 Settembre, 2009, 9:17 am
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Per onorare fino in fondo il valore dei nostri militari caduti in Afganistan bisognerebbe cominciare col dire la verità. Smettere di usare efumesimi. Perchè cadere in guerra è una cosa terribile, resa ancora peggiore da chi grida al ritiro il giorno dopo, come se quegli uomini fossero lì per caso, o per il capriccio di un politico distratto. Perché la guerra è la cosa peggiore, anche quando non si vedono – e forse non esistono – alternative. Ma è anche peggio distrarre lo sguardo, confondere la realtà, affabulare davanti alla tragedia. (continua…)



Ventotene e l’insegnamento di Spinelli (l’Unità, oggi)
6 Settembre, 2009, 9:46 pm
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Per arrivare a Ventotene continua a esser necessaria una qualche volontà. Da Roma si deve salire su uno di quei treni a bassa velocità che avrebbero bisogno di maggior cura, per attendere il traghetto nel porto di Formia senza alcun riparo dal sole. Ventotto anni fa, quando Altiero Spinelli vi fondò l’Istituto di Studi Federalisti che ora porta il suo nome, Ventotene era ancora più irraggiungibile. (continua…)



Il PCI seppellito nell’ottantanove senza eredi (l’Unita oggi)
25 Agosto, 2009, 9:29 pm
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Qualcuno era comunista, libro capolavoro di Luca Telese uscito con Sperling e Kupfer circa due mesi fa, ha una tesi molto netta, supportata da oltre 700 pagine che scorrono come un romanzo giallo. La storia del PCI è finita nel 1989, con la sua storia si è anche spenta la sua gloriosa tradizione. Coloro che ne hanno rivendicato l’eredità hanno semplicemente rimosso – non elaborato – le questioni politiche che la fine di quella storia poneva, contribuendo con ciò a sotterrare ciò che invece si sarebbe potuto salvare.

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Riforma sanitaria: così l’America scopre la politica (l’Unità, oggi)
20 Agosto, 2009, 9:44 pm
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In America, nelle occasioni conviviali, non si parla di politica o di religione. E’ una regola non scritta, elaborata nel tempo per favorire la convivenza di origini e fedi così diverse. Il cambiamento portato da Obama sta intaccando anche questa convenzione. (continua…)



L’influenza suina e la riforma di Obama (l’Unità, qualche giorno fa)

Il marito di una mia collega e amica di Londra fa il chirurgo e sono due notti che rimane a dormire in ospedale. La mia amica ha un po’ di mal di gola e di febbre, ha l’influenza, dunque per evitare il contagio rimarranno “separati” per qualche giorno. In Inghilterra ormai, se ti viene l’influenza, il medico di famiglia non ti riceve nemmeno per non essere contagiato. Una caratteristica chiara del virus A (H1N1), la famigerata influenza suina, è che si trasmette molto facilmente, più facilmente dell’influenza media. Dopo un paio di giorni di malessere, comunque, si può telefonare ad un numero verde, descrivere i sintomi ad un operatore telefonico, e ricevere un codice per andare a ritirare il farmaco antivirale messo a disposizione dalle autorità sanitarie. Certo, non è detto che l’influenza sia dovuta al virus A (H1N1), ma i casi sono talmente tanti nel Regno Unito che sarebbe impossibile testarli tutti, tanto vale mettere a disposizione il farmaco. I numeri dell’OMS si sono fermati al 6 luglio e parlavano, nel Regno Unito, di oltre 7400 casi diagnosticati e 3 decessi. L’agenzia Europea per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) continua a fornire dati quotidiani, ma è evidente che se non si fanno più test sistematici, i 19404 casi di cui 35 decessi, riportati il 23 luglio in tutta l’Unione Europea, sono ormai poco attendibili. Sicuramente si tratta di una pandemia, ossia un virus che si diffonde ovunque e rapidamente. Il tasso di mortalità sembra invece essere affine a quello di un’influenza normale, non tale da giustificare allarme dunque, ma certo prudenza e attenzione perché avere centinaia di migliaia di persone influenzate non è una cosa da prendere con leggerezza. (continua…)



L’avvenire di chi non è disilluso (l’Unità, qualche giorno fa)

Due settimane fa, annunciato da pochi articoli di stampa, è andato on line il sito di Italia Futura. “L’avvenire è di coloro che non sono disillusi” si leggeva nella home page di apertura, una frase di Georges Sorel, padre del sindacalismo rivoluzionario dell’ottocento. E’ quindi attivo un nuovo attore nel dibattito pubblico italiano, molto diverso dalla popolazione di partiti e gruppi legati alla politica quotidiana che affollano il nostro paese. Direttore e animatore di Italia Futura è Andrea Romano. Storico, saggista e commentatore dei fatti politici nazionali e internazionali, Romano ha raccolto attorno a sé una ventina di promotori, protagonisti a titolo diverso di nuove aree di intellettuali, imprenditori, professionisti, per fondare un progetto che vuole coniugare un tratto popolare, aperto, partecipativo, con il rigore dei contenuti. L’associazione lavora col metodo delle campagne: poco spazio a proclami generalisti e molta concentrazione su temi specifici, concreti, realizzabili. (continua…)



Un congresso autentico per un PD vivo (l’Unità, oggi)
20 Giugno, 2009, 1:45 pm
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Per capire i recenti eventi interni del Partito Democratico è necessaria una lettura attenta dei dati elettorali delle europee. Detto in estrema sintesi: il PD è molto meno balcanizzato di quel che la vulgata tende a rappresentare. O, per dirla in maniera diversa, le aspre divisioni che caratterizzano i suoi esponenti principali non trovano corrispondenza nei comportamenti del suo elettorato. (continua…)