Odisseo


Posto fisso, non fermiamoci a Tremonti (l’Unità, oggi)
28 Ottobre, 2009, 12:55 pm
Archiviato in: Odisseo | Tag: , , ,

La conversione del Ministro Tremonti a favore del posto fisso mi ha ricordato la prima campagna di Berlusconi, nel 1994, nella quale promise un milione di posti di lavoro. Col senno di poi, la reazione del centrosinistra, che attaccò la promessa come non credibile, fa sorridere: tra chi prometteva di creare lavoro e chi criticò la promessa, gli italiani, reduci dalla crisi economica, votarono per il primo – con qualche ragione. In maniera del tutto simile, Tremonti fa una apologia del posto fisso e, mentre i sindacati hanno abilmente raccolto la proposta e suggerito un tavolo con Confindustria, girando dunque il coltello nella piaga aperta dal centrodestra, il resto del centrosinistra si è impegnato a spiegare che si tratta di una idea non credibile, o che il problema è un altro. Ancora una volta: a chi dovrebbe affidarsi un ragazzo precario, a chi sostiene il posto fisso, o a chi spiega che si tratta di un discorso non credibile e che vanno invece potenziate la formazione e i sussidi di disoccupazione? Naturalmente mi si potrebbe obiettare di ingenerosità, osservando che il centrodestra fa propaganda, mentre il centrosinistra cerca risposte serie e fondate. “E’ solo un problema di comunicazione”, sembra di sentir dire. In realtà, non si tratta solo di comunicazione, ma di cogliere la gravità e la sostanza dei problemi, cosa che il centrodestra, in maniera spregiudicata e irresponsabile, è bravissimo a fare, il centrosinistra meno. In Italia la flessibilità senza opportunità ha falcidiato una generazione, e sta per colpire la seconda. Decine di migliaia di uomini e donne abbondantemente oltre i 40 anni sono ancora privi di stabilità, oltre alla grande maggioranza degli under-40. Il punto non è più, per queste generazioni, individuare il sistema astrattamente più giusto o teoricamente preferibile per regolare il lavoro. La dimensione del problema chiama al contrario la necessità di misure urgenti, per evitare che tra quindici-vent’anni, si arrivi ad una società frantumata, priva di punti di riferimento, senza una classe media stabile, e per giunta con la produttività delle aziende ancora più in basso. Infatti, quel che è evidente della precarietà modello italiano è che essa, oltre a pesare sulle vite delle persone, ha anche gravemente danneggiato le aziende, inficiando la crescita professionale sul posto di lavoro, mortificando le energie lavoratrici là dove bisognerebbe stimolarle. La conversione di Tremonti andrebbe accolta andando a scoprire il suo bluff, con proposte che – pur senza tornare a modelli del passato – mirino a ridurre nettamente la possibilità di assumere personale flessibile, spingendo le aziende e i lavoratori ad un rapido cambio di passo.



Una sfida nuova per il sindacato (l’Unità, ieri)
27 Settembre, 2009, 10:52 am
Archiviato in: Odisseo | Tag: , , ,

Prima gli operai della INNSE sulla gru, poi gli insegnanti precari sul tetto di una scuola a Benevento e ora gli ingegneri della Nortel con le foto dei loro figli. Queste vicende hanno in comune la spettacolarità della protesta organizzata. Il tratto moderno non deve stupire, basti pensare quanto moderno fosse lo sciopero, cento anni fa. Oltre la forma, colpisce l’estrema eterogeneità sociale dei lavoratori. Operai, insegnanti e ingegneri pagano in modo simile sia la crisi economica sia le non-scelte dissennate della politica. Inoltre, si manifesta sempre più frequentemente un conflitto di interessi tra la proprietà (e la direzione) delle aziende, e chi in quelle aziende lavora. Sarebbe sbagliato parlare di lotta di classe perché il contrasto non si trasferisce sul piano delle identità sociali. Sembra tuttavia archiviata la nozione che il bene dell’azienda coincida necessariamente con gli interessi di chi nella azienda lavori. Sarebbe altrettanto superficiale credere che tale conflitto sia destinato a produrre effetti negativi per l’economia nel suo complesso. Infatti, essendo circoscritta alla sfera produttiva, una forte dialettica tra dipendenti e capitale potrebbe anche generare un avanzamento benefico di forme di responsabilità e controllo del settore privato, con potenziali ricadute positive in efficienza e produttività. Il sindacato sembra preso in contropiede da quest’attivismo spontaneo, dalle sue forme e dalla sua frequenza. Eppure questa è la sfida che deve cogliere se vuole trovare una dimensione al suo agire nel ventunesimo secolo, quello del lavoro frammentato. Saper raccogliere istanze diverse tra loro, non pretendendo di ingabbiarle in una sintesi generale che potrebbe non esser possibile, e conquistare credibilità e forza anche in strati finora non sindacalizzati, affiancandosi ai loro sforzi, e sostenendo le loro lotte.



La memoria dei fatti per onorare i caduti (l’Unità, oggi)
21 Settembre, 2009, 9:17 am
Archiviato in: Odisseo | Tag: , , , , ,

Per onorare fino in fondo il valore dei nostri militari caduti in Afganistan bisognerebbe cominciare col dire la verità. Smettere di usare efumesimi. Perchè cadere in guerra è una cosa terribile, resa ancora peggiore da chi grida al ritiro il giorno dopo, come se quegli uomini fossero lì per caso, o per il capriccio di un politico distratto. Perché la guerra è la cosa peggiore, anche quando non si vedono – e forse non esistono – alternative. Ma è anche peggio distrarre lo sguardo, confondere la realtà, affabulare davanti alla tragedia. (continua…)



Ventotene e l’insegnamento di Spinelli (l’Unità, oggi)
6 Settembre, 2009, 9:46 pm
Archiviato in: Odisseo | Tag: , , , , ,

Per arrivare a Ventotene continua a esser necessaria una qualche volontà. Da Roma si deve salire su uno di quei treni a bassa velocità che avrebbero bisogno di maggior cura, per attendere il traghetto nel porto di Formia senza alcun riparo dal sole. Ventotto anni fa, quando Altiero Spinelli vi fondò l’Istituto di Studi Federalisti che ora porta il suo nome, Ventotene era ancora più irraggiungibile. (continua…)



Il PCI seppellito nell’ottantanove senza eredi (l’Unita oggi)
25 Agosto, 2009, 9:29 pm
Archiviato in: Odisseo | Tag: , , , ,

Qualcuno era comunista, libro capolavoro di Luca Telese uscito con Sperling e Kupfer circa due mesi fa, ha una tesi molto netta, supportata da oltre 700 pagine che scorrono come un romanzo giallo. La storia del PCI è finita nel 1989, con la sua storia si è anche spenta la sua gloriosa tradizione. Coloro che ne hanno rivendicato l’eredità hanno semplicemente rimosso – non elaborato – le questioni politiche che la fine di quella storia poneva, contribuendo con ciò a sotterrare ciò che invece si sarebbe potuto salvare.

(continua…)



Riforma sanitaria: così l’America scopre la politica (l’Unità, oggi)
20 Agosto, 2009, 9:44 pm
Archiviato in: Odisseo | Tag: , , , ,

In America, nelle occasioni conviviali, non si parla di politica o di religione. E’ una regola non scritta, elaborata nel tempo per favorire la convivenza di origini e fedi così diverse. Il cambiamento portato da Obama sta intaccando anche questa convenzione. (continua…)



L’influenza suina e la riforma di Obama (l’Unità, qualche giorno fa)

Il marito di una mia collega e amica di Londra fa il chirurgo e sono due notti che rimane a dormire in ospedale. La mia amica ha un po’ di mal di gola e di febbre, ha l’influenza, dunque per evitare il contagio rimarranno “separati” per qualche giorno. In Inghilterra ormai, se ti viene l’influenza, il medico di famiglia non ti riceve nemmeno per non essere contagiato. Una caratteristica chiara del virus A (H1N1), la famigerata influenza suina, è che si trasmette molto facilmente, più facilmente dell’influenza media. Dopo un paio di giorni di malessere, comunque, si può telefonare ad un numero verde, descrivere i sintomi ad un operatore telefonico, e ricevere un codice per andare a ritirare il farmaco antivirale messo a disposizione dalle autorità sanitarie. Certo, non è detto che l’influenza sia dovuta al virus A (H1N1), ma i casi sono talmente tanti nel Regno Unito che sarebbe impossibile testarli tutti, tanto vale mettere a disposizione il farmaco. I numeri dell’OMS si sono fermati al 6 luglio e parlavano, nel Regno Unito, di oltre 7400 casi diagnosticati e 3 decessi. L’agenzia Europea per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) continua a fornire dati quotidiani, ma è evidente che se non si fanno più test sistematici, i 19404 casi di cui 35 decessi, riportati il 23 luglio in tutta l’Unione Europea, sono ormai poco attendibili. Sicuramente si tratta di una pandemia, ossia un virus che si diffonde ovunque e rapidamente. Il tasso di mortalità sembra invece essere affine a quello di un’influenza normale, non tale da giustificare allarme dunque, ma certo prudenza e attenzione perché avere centinaia di migliaia di persone influenzate non è una cosa da prendere con leggerezza. (continua…)



L’avvenire di chi non è disilluso (l’Unità, qualche giorno fa)

Due settimane fa, annunciato da pochi articoli di stampa, è andato on line il sito di Italia Futura. “L’avvenire è di coloro che non sono disillusi” si leggeva nella home page di apertura, una frase di Georges Sorel, padre del sindacalismo rivoluzionario dell’ottocento. E’ quindi attivo un nuovo attore nel dibattito pubblico italiano, molto diverso dalla popolazione di partiti e gruppi legati alla politica quotidiana che affollano il nostro paese. Direttore e animatore di Italia Futura è Andrea Romano. Storico, saggista e commentatore dei fatti politici nazionali e internazionali, Romano ha raccolto attorno a sé una ventina di promotori, protagonisti a titolo diverso di nuove aree di intellettuali, imprenditori, professionisti, per fondare un progetto che vuole coniugare un tratto popolare, aperto, partecipativo, con il rigore dei contenuti. L’associazione lavora col metodo delle campagne: poco spazio a proclami generalisti e molta concentrazione su temi specifici, concreti, realizzabili. (continua…)



Un congresso autentico per un PD vivo (l’Unità, oggi)
20 Giugno, 2009, 1:45 pm
Archiviato in: Odisseo | Tag: , , , , ,

Per capire i recenti eventi interni del Partito Democratico è necessaria una lettura attenta dei dati elettorali delle europee. Detto in estrema sintesi: il PD è molto meno balcanizzato di quel che la vulgata tende a rappresentare. O, per dirla in maniera diversa, le aspre divisioni che caratterizzano i suoi esponenti principali non trovano corrispondenza nei comportamenti del suo elettorato. (continua…)



Conversazione con Donald Sasson (l’Unità, qualche giorno fa)
20 Giugno, 2009, 1:30 pm
Archiviato in: Odisseo | Tag: , , , , ,
Forse l’Italia non è un caso particolare. Forse gli articoli allarmati su Berlusconi, usciti in questi giorni sulla stampa internazionale, sbagliano: la democrazia italiana è sulla stessa china degli altri paesi europei. Inizio la mia conversazione con Donald Sassoon con questa provocazione. La proprietà dei media è ovunque troppo concentrata; i recenti scandali inglesi hanno mostrato politici privi di compostezza e pudore; la crescente disuguaglianza sociale è un dato diffuso in tutto il continente.
Scrollando le spalle, Sassoon conviene con me. “Le società europee hanno in comune un numero crescente di caratteristiche. Tuttavia è utile approfondire, separando il racconto giornalistico dalla analisi di struttura.” I libri di Donald Sassoon, tra cui monumentali opere sulla storia del socialismo e della cultura europea, sono tradotti in tutto il mondo. Conversando con lui si comprende quanto gli scandali e le incontinenze verbali siano secondari rispetto alla sostanza dei nostri problemi.
“Non c’è dubbio, continua Sassoon, che Berlusconi rappresenti un’anomalia: non solo nel panorama europeo per la sua intollerabile concentrazione di potere mediatico, ma anche rispetto alla storia d’Italia, fatta da uomini politici dallo scarso appeal mediatico. Una delle ragioni del “successo” di Berlusconi nell’attirare l’attenzione della stampa estera risiede nella quantità spettacolare di stereotipi che somma su di sé. La stampa inglese è brutale nei confronti dei propri uomini politici e crede dunque di potersi permettere di essere supponente nei confronti dell’Italia. Il contrario della stampa italiana: condiscendente con i politici nazionali, e piena di esterofilia (Sassoon usa proprio questa parola, pronunciata perfettamente) acritica e subalterna.” Tuttavia, questi aspetti riguardano una stagione politica destinata a terminare, mentre il dato strutturale segna il futuro.
“Credi davvero che l’Italia, in profondità, sia simile agli altri paesi europei?” Mi chiede, interessato a capire fino a che punto si possa argomentare la provocazione iniziale. Gli rispondo di non crederlo. I dati suggeriscono piuttosto una divergenza crescente: esistono problemi comuni, ma le questioni italiane configurano una situazione molto peggiore. Il commento di Sassoon suggerisce allora di provare a rimuovere l’aspetto “folcloristico” di questo governo. “L’Italia, sottolinea lo storico, ha due tipi problemi di ordine strutturale. Alcuni riguardano debolezze istituzionali che potrebbero essere affrontate: l’inefficienza della burocrazia; l’impoverimento del sistema universitario; i fenomeni criminali mafiosi che sono la vera emergenza sicurezza. Accanto a ciò, tuttavia, la fonte principale della deriva italiana, che rende impossibile affrontare il resto, va cercata nella fine del modello di crescita del dopoguerra, e nella risposta miope della politica: risposta che ha finito per incarnarsi compiutamente nel governo di centrodestra.”
“Quello attuale, insiste Sassoon, è un governo schiettamente conservatore. Un governo che offre una risposta pigra al problema della crescita economica: la semplice conservazione dell’esistente. La difesa degli interessi delle micro-imprese, forza di un modello che non esiste più, difesa delle corporazioni professionali dalle rendite monopolistiche, difesa di coloro che temono il cambiamento e che desiderano tornare alla situazione di vent’anni fa. Non è possibile, tuttavia, tornare indietro nel tempo e quindi l’unico effetto del conservatorismo è l’impoverimento sociale oltre che economico.” Che scava, sotto le scintille decadenti del potere di Berlusconi.

Forse l’Italia non è un caso particolare. Forse gli articoli allarmati su Berlusconi, usciti in questi giorni sulla stampa internazionale, sbagliano: la democrazia italiana è sulla stessa china degli altri paesi europei. Inizio la mia conversazione con Donald Sassoon con questa provocazione. La proprietà dei media è ovunque troppo concentrata; i recenti scandali inglesi hanno mostrato politici privi di compostezza e pudore; la crescente disuguaglianza sociale è un dato diffuso in tutto il continente. (continua…)