È il 1997, Lucia e Andrea hanno appena trovato il loro primo lavoro e hanno deciso di andare a vivere insieme. Come tutti i giovani adulti, ancora non possono permettersi di comprare una casa, ma hanno trovato un appartamento carino da affittare per un milione di lire al mese. Certo, quasi la metà delle loro entrate mensili dovrà essere spesa per l’affitto, ma la libertà non ha prezzo. Dieci anni dopo, Anna e Lucio, nella stessa condizione di Lucia e Andrea ma di dieci anni più giovani, sono invece arrivati troppo tardi. Nel 2007 lo stesso appartamento costa mille euro al mese, che corrisponde circa al totale delle loro entrate mensili. Inoltre, quelle entrate dipendono da contratti precari che potrebbero finire tra pochi mesi: il desiderio di convivenza va rimandato.
Il più recente Occasional Paper pubblicato dalla Banca d’Italia, scritto da Concetta Rondinelli e Giovanni Vernonese, è dedicato alle dinamiche nel prezzo degli affitti in Italia dal 1998 al 2006, e racconta questa storia, solo in maniera più rigorosa. Mentre gli affitti di lunga data rimanevano sostanzialmente invariati, i nuovi contratti di locazione hanno conosciuto una impennata vertiginosa, aumentando dell’80% in media. Questo aumento è “sfuggito” all’indice dell’Istat perché quest’ultimo considera una media di tutti i contratti d’affitto, anche quelli in atto da molto tempo e non soggetti ai rincari.
Numerose cause hanno concorso a questo aumento, che si è sommato, aggiungo io, alle riforme del mercato del lavoro e alla stagnazione dei salari, generando un fortissimo squilibrio di risorse a svantaggio delle generazioni giovani. Nel giro di dieci anni, i salari reali rimanevano sostanzialmente stabili – nel nostro esempio, chi guadagnava un milione oggi guadagna cinquecento euro – mentre gli affitti aumentavano vertiginosamente, per rimanere all’esempio suggerito sopra, a cui tutti possiamo attribuire facce e storie reali, da un milione a mille euro. Dato che gli aumenti hanno riguardato soprattutto gli affitti nuovi, questo fenomeno ha colpito principalmente chi ha cercato una casa a partire dalla fine degli anni 90, ossia i più giovani. Nel frattempo, dopo la riforma Treu del 1997, oltre la metà dei nuovi posti di lavoro era con contratto a tempo o comunque flessibile, quindi con minori protezioni, minori garanzie, minor reddito presente e futuro.
Le dinamiche della domanda e dell’offerta di case, come sottolineano gli autori, dipendono da molte cause, ad esempio l’aumento del numero di persone che vivono da sole, o in coppia. È evidente, tuttavia, che a questo punto ogni ulteriore latitanza della politica diventa una esplicita assunzione di responsabilità per la continua e crescente marginalizzazione di strati della popolazione che giovani non sono ormai più.
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