Corruzione e modello sociale da riformare (l’Unità, oggi)

“Il nostro modello sociale è stato costruito su delle basi corporative e stataliste. Il corporativismo, che consiste nel concedere diritti sociali legati allo stato e alla professione di ciascuno, segmenta la società, e opacizza le relazioni sociali; incentiva la ricerca di rendite di posizione, stimola il sospetto reciproco e mina i meccanismi di solidarietà. Lo statalismo, che vuole regolamentare ogni ambito della società civile, nei suoi minimi dettagli, svuota il dialogo sociale dei suoi veri contenuti, ostruisce la concorrenza e favorisce la corruzione. Il mix di corporativismo e statalismo è al cuore dell’attuale sfiducia reciproca diffusa e di un modello sociale disfunzionale. La debolezza del dialogo sociale e la mancanza di fiducia nel mercato rendono necessario l’intervento statale. Ma, nell’ambito di una logica statalista e corporativa, l’intervento di quest’ultimo consiste generalmente nell’accordare dei vantaggi particolari ai gruppi che ne fanno domanda, sovente a detrimento del dialogo sociale, del rispetto delle regole della concorrenza e della trasparenza, dei meccanismi di solidarietà. Questo circolo vizioso mina l’efficacia e l’equità del funzionamento della nostra economia. Dato che la fiducia reciproca e le virtù civiche sono essenziali al buon funzionamento dello scambio economico, il deficit di fiducia è associato alla paura della concorrenza. Questa paura stimola la domanda di restrizioni alla concorrenza che conducono a regolamenti farraginosi, i quali creano delle rendite di posizione che favoriscono la corruzione e, di conseguenza, la sfiducia reciproca.”

E’ un estratto di un libro sulla Francia, ma sembra davvero parli dell’Italia di questi giorni. Yann Algan e Pierre Cahuc hanno dedicato il loro lavoro a spiegare la crisi del modello sociale francese (La société de défiance, CEPREMAP 2007 – disponibile online), ma la loro analisi può aiutarci non poco a dare un senso alle recenti vicende di casa nostra. Sfiducia reciproca, mancanza di civismo, frammentazione sociale, disuguaglianza e corruzione si alimentano a vicenda in un circolo vizioso. Tuttavia, la sfiducia e le sue conseguenze, sottolineano gli autori, non sono prodotti culturali immutabili. Al contrario sono caratteristiche che evolvono nel tempo e che vengono fortemente influenzate dalla politica e dalle istituzioni sociali. Valorizzare il merito del lavoro, rendere i diritti uguali per tutti, contrastare le rendite diffuse, ridurre la precarietà, favorire la libertà di impresa, rafforzare un vero dialogo sociale, semplificare i rapporti tra i cittadini e lo stato, sono tutte politiche anti-corruzione più efficaci e durature di inasprimenti del codice penale o di effimere parole di condanna verso i corrotti, tanto facili quanto vuote di reali conseguenze.

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