E’ presto per affermare di essere all’alba di un nuovo paradigma economico, che si lasci alle spalle il ventennio iperliberista. Tuttavia, la nota diffusa tre giorni fa dal Fondo Monetario Internazionale, ad opera del capo economista, Olivier Blanchard, di Giovanni Dell’Ariccia e Paolo Mauro, segna uno spartiacque nella discussione politica ed economica. “Ripensare la Politica Macroeconomica” comincia col sottolineare i principali errori teorici che abbiamo pagato prima con la crisi finanziaria e successivamente con una prolungata crisi economica. Il saggio suggerisce quindi strumenti e politiche da considerare, per “non buttare il bambino con l’acqua sporca”: fare tesoro delle principali conclusioni teoriche – che si sono rivelate corrette – ma cambiare l’approccio alla macroeconomia per non cadere negli stessi errori. La prima raccomandazione è spiazzante: in tempi “normali”, suggeriscono gli autori, pur mantenendo una stabile inflazione, è probabilmente meglio che essa sia più alta del 2% al quale si sono attenute le banche centrali negli ultimi vent’anni, per arrivare magari al 4%. Questa considerazione colpisce perché il cambio di politica monetaria dell’inizio degli anni ’80, basato sulla convinzione che, tenuta bassa l’inflazione, il libero mercato avrebbe fatto il resto, fu la causa fondamentale del cambio di paradigma economico imposto in ondate successive dalla banca centrale tedesca, dalla Thatcher e da Ronald Reagan. Una inflazione leggermente più alta, suggeriscono gli autori, consentirebbe maggior spazio di manovra per interventi monetari in caso di crisi, riducendo la necessità di massicce dosi di spesa pubblica. E’ invece utile calibrare una maggiore varietà di strumenti politici per raggiungere un equilibrio macroeconomico duraturo, compresi la politica fiscale e la regolazione del mercati. La prima ha dei difetti noti, l’inefficienza e la lentezza soprattutto. Difetti correggibili pensando a programmi automatici di sicurezza sociale che, garantendo sconti fiscali o trasferimenti di denaro alle persone in difficoltà durante le crisi, contribuiscano anche alla ripresa. La regolazione dei mercati, inoltre, non va vista, come accaduto finora, in maniera residuale, come medicina necessaria ad evitare guai peggiori, ma come strumento di stabilizzazione macroeconomica con il quale intervenire per prevenire l’emersione di bolle speculative, e ridurre l’effetto negativo che possono esercitare sulle attività economiche. Le istituzioni meglio attrezzate per svolgere questa funzione sono le banche centrali che, tuttavia, dovrebbero portare il loro livello di trasparenza e rispondenza pubblica all’altezza di nuovi responsabilità. Sta tornando la politica, dalla porta principale.
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