Riforma sanitaria: così l’America scopre la politica (l’Unità, oggi)

In America, nelle occasioni conviviali, non si parla di politica o di religione. E’ una regola non scritta, elaborata nel tempo per favorire la convivenza di origini e fedi così diverse. Il cambiamento portato da Obama sta intaccando anche questa convenzione. Dopo aver spinto centinaia di migliaia di cittadini alla prima militanza politica durante la campagna elettorale, l’agenda del presidente sta spingendo milioni di persone a confrontarsi con il senso profondo del loro contratto sociale. Infatti, quando si discute del sistema sanitario, di questo si parla: dell’implicito accordo che lega tra di loro persone che vivono in uno stesso territorio. Per questa ragione la battaglia politica che si sta combattendo in America, con discorsi solenni, colpi bassi e oltre 50 milioni di dollari già spesi da entrambe le parti in spot televisivi, sta già cambiando il paese, in un grandioso esercizio di autocoscienza che dalla TV e dalle assemblee di quartiere si trasferisce nei tinelli di casa. Ieri a tavola una ragazza giovane che lavora in un asilo per bambini me l’ha detto chiaramente: “Non voglio che si aumentino le mie tasse. Ho degli amici, anche cari, che non hanno voglia di lavorare, e si approfittano dei sussidi di disoccupazione. Non trovo giusto pagare con il mio lavoro la loro pigrizia”. Questo argomento suona reazionario se pronunciato da un ricco professionista, molto meno se pronunciato da un lavoratore, in uno stato con una forte etica del lavoro diffusa e dove l’evasione fiscale è un’eccezione punita severamente. Per questo la riforma proposta da Obama prevede che le tasse vengano aumentate solo ai super-ricchi e che la riforma sia anzi portatrice di riduzioni di spesa, in particolare per gli inefficienti programmi pubblici di Medicaid (per i meno abbienti) e Medicare (per gli over 65). Molta della opposizione a Obama proviene paradossalmente proprio dagli anziani che già usufruiscono della copertura sanitaria pubblica, e temono che i risparmi si traducano in tagli. Come ogni battaglia ideologica, infatti, anche questa si basa in gran parte su voci fatte girare ad arte, su manipolazioni ed esagerazioni, tanto che la Casa Bianca ha aperto un sito internet dedicato a contrastare le menzogne che circolano sulla riforma. La più clamorosa, commentata come se fosse un fatto tra gli altri dalla ex candidata alla vicepresidenza Sarah Palin, afferma che la riforma preveda l’eutanasia obbligatoria per chi avesse una bassa aspettativa di vita, eutanasia che sarebbe decisa da apposite “Commissioni di Morte”. Naturalmente è una fandonia, ma rende bene il livello dell’asprezza della battaglia in corso, e quanto importante la vittoria del presidente.

Un Commento

  1. Pubblicato 23 agosto, 2009 alle 9:56 pm | Permalink

    Se poi non è una fandonia, vorrei esser parte della Commissione, ho già alcuni nomi di persone chiaramente terminali, a guardare la loro produzione cerebrale: Umberto Bossi, Silvio Berlusconi, Borghezio.


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