Odisseo


Aaahhhrrggg!
25 Giugno, 2009, 8:46 pm
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Sarà che sono stanco in giorni complicati, ma il video di Paolini che travolge il cronista del TG1 mi ha fatto morire dalle risate.

Postilla: è da quando sono bambino e c’era il pentapartito che ricordo l’Unità, la sinistra, Pannella e i miei genitori che si lamentavano di come l’informazione del TG1 fosse parziale e “si devono vergognare” e “sembra il bollettino di un regime.” Le lamentazioni sul tema sono ormai un tratto rituale del nostro paese, riferibile al nocciolo degli elettori di sinistra, normalmente all’opposizione; una cosa qualsiasi da non prendere troppo sul serio. Oggi tuttavia, a sentire il TG1 con la coda dell’orecchio parlare di Berlusconi e fare riferimenti a vicende che hanno gettato tutto il paese in un tremendo B-movie, ho pensato se, sinceramente, l’onesto cronista mestierante non si stesse vergognando.



La Volpina per Moussavi
23 Giugno, 2009, 12:39 pm
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Se volete accattarvi anche voi la Volplina in verde che fa capolino qui in alto a destra, copiatevi la stringa qui sotto nel template del vostro blog (o nei widget se avete wordpress). Poi cambiate i valori di right e bottom (eventualmente cambiandoli con left e top) per adattarla al vostro layout. La listarella verde è un po’ funerea, invece la volpina è allegra come la rivoluzione.

Riga in fondo al template, prima di “</body>”:
<img src=”http://gpetrucc.web.cern.ch/gpetrucc/volpe.gif“ alt=”Volpina per Moussavi” style=”position: fixed; right: 0; bottom:
0;” />

(grazie a Arianna e Giovanni)



Era ora
22 Giugno, 2009, 9:59 pm
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Complimenti al sindaco Matteo Renzi, e grazie davvero. E’ il primo di una lunga serie, ma il primo ci voleva. Si è visto coraggio contro i vecchi e prevecchi più forti d’Italia, una sfrontatezza quasi spericolata, freddezza e professionalità, ma soprattutto un istinto politico da paura, come diceva quello. Bravo.



NonsoloAlitalia
22 Giugno, 2009, 12:24 pm
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Mi piacerebbe sapere una cosa, con definitiva certezza: il telefonino acceso in aereo è davvero pericoloso, oppure è terrorismo psicologico gratuito per cercare di limitare i rumori molesti in cabina? Stamattina, come al solito, ho spento i telefoni prima del decollo. Una volta in volo, dopo aver fatto finta di lavorare per una mezz’oretta, ho riacceso l’iphone e mi sono immerso in avvincenti sfide a Fieldrunners, cercando di battere il mio record personale nello scenario Dryland modalità Endless. Quando si è arrivati “in prossimità di Roma” è arrivato l’ordine di spegnere tutte le apparecchiature elettroniche per l’atterraggio, e ho dovuto mettere in pausa la partitona per evidenti ragioni di sicurezza, controllato da uno sguardo attento, indulgente ma severo, dell’assistente di volo. Ormai a bassa quota ed in preda alle solite raffiche di vento che fanno venire il patè d’animo, la signora accanto a me, che viaggia con (presumo) la nipote, seduta nel sedile tra i nostri due, tira fuori il telefonino dalla borsetta per controllare qualcosa. La guardo incredulo e le intimo di spegnerlo, “è pericoloso” le dico, visibilmente seccato. Lei mi guarda come si guarda un pazzo che ti abbia chiesto un assegno da mille euro, e rimette il telefono tranquillamente in borsa. Allora io insisto, “lo spenga!”, lei infila le mani nella borsa, facendo finta di spegnerlo, sperando che la pianti. Nel mentre, al passeggero accanto alla signora, dall’altra parte del corridoio, squilla il telefono con un messaggio (ormai siamo abbastanza bassi, dunque deve esserci ricezione), tira fuori tranquillamente il telefono dal taschino della camicia e risponde al messaggio, senza che nessuno faccia una piega. La signora invece coglie la palla al balzo “perché allora non dice anche a lui di spegnerlo?”. Mi difendo sostenendo di essere troppo lontano dal signore e che dovrebbe essere lei a chiederglielo. Il finale delle mie parole si smorza nello sguardo della signora che mi osserva come uno scemo.

A me piacerebbe capire la morale di questa storia (o parabola). Ho rischiato la vita assieme a tutti i passeggeri, oppure fatto la figura del pirla, e allora potevano anche farmi finire la partita a Fieldrunners? Io avevo anche messo l’iphone su modalità aereo, dunque se quel che dicono avesse senso, ero meno pericoloso dei telefonisti in servizio effettivo permanente. Ma soprattutto, se non è pericoloso, perché ci scassano i cabasisi facendoci venire il panico se ci siamo dimenticati il telefonino acceso nella tasca del cappotto che sta nella cappelliera in fondo dietro la borsa?



Un congresso autentico per un PD vivo (l’Unità, oggi)
20 Giugno, 2009, 1:45 pm
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Per capire i recenti eventi interni del Partito Democratico è necessaria una lettura attenta dei dati elettorali delle europee. Detto in estrema sintesi: il PD è molto meno balcanizzato di quel che la vulgata tende a rappresentare. O, per dirla in maniera diversa, le aspre divisioni che caratterizzano i suoi esponenti principali non trovano corrispondenza nei comportamenti del suo elettorato. (continua…)



Conversazione con Donald Sasson (l’Unità, qualche giorno fa)
20 Giugno, 2009, 1:30 pm
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Forse l’Italia non è un caso particolare. Forse gli articoli allarmati su Berlusconi, usciti in questi giorni sulla stampa internazionale, sbagliano: la democrazia italiana è sulla stessa china degli altri paesi europei. Inizio la mia conversazione con Donald Sassoon con questa provocazione. La proprietà dei media è ovunque troppo concentrata; i recenti scandali inglesi hanno mostrato politici privi di compostezza e pudore; la crescente disuguaglianza sociale è un dato diffuso in tutto il continente.
Scrollando le spalle, Sassoon conviene con me. “Le società europee hanno in comune un numero crescente di caratteristiche. Tuttavia è utile approfondire, separando il racconto giornalistico dalla analisi di struttura.” I libri di Donald Sassoon, tra cui monumentali opere sulla storia del socialismo e della cultura europea, sono tradotti in tutto il mondo. Conversando con lui si comprende quanto gli scandali e le incontinenze verbali siano secondari rispetto alla sostanza dei nostri problemi.
“Non c’è dubbio, continua Sassoon, che Berlusconi rappresenti un’anomalia: non solo nel panorama europeo per la sua intollerabile concentrazione di potere mediatico, ma anche rispetto alla storia d’Italia, fatta da uomini politici dallo scarso appeal mediatico. Una delle ragioni del “successo” di Berlusconi nell’attirare l’attenzione della stampa estera risiede nella quantità spettacolare di stereotipi che somma su di sé. La stampa inglese è brutale nei confronti dei propri uomini politici e crede dunque di potersi permettere di essere supponente nei confronti dell’Italia. Il contrario della stampa italiana: condiscendente con i politici nazionali, e piena di esterofilia (Sassoon usa proprio questa parola, pronunciata perfettamente) acritica e subalterna.” Tuttavia, questi aspetti riguardano una stagione politica destinata a terminare, mentre il dato strutturale segna il futuro.
“Credi davvero che l’Italia, in profondità, sia simile agli altri paesi europei?” Mi chiede, interessato a capire fino a che punto si possa argomentare la provocazione iniziale. Gli rispondo di non crederlo. I dati suggeriscono piuttosto una divergenza crescente: esistono problemi comuni, ma le questioni italiane configurano una situazione molto peggiore. Il commento di Sassoon suggerisce allora di provare a rimuovere l’aspetto “folcloristico” di questo governo. “L’Italia, sottolinea lo storico, ha due tipi problemi di ordine strutturale. Alcuni riguardano debolezze istituzionali che potrebbero essere affrontate: l’inefficienza della burocrazia; l’impoverimento del sistema universitario; i fenomeni criminali mafiosi che sono la vera emergenza sicurezza. Accanto a ciò, tuttavia, la fonte principale della deriva italiana, che rende impossibile affrontare il resto, va cercata nella fine del modello di crescita del dopoguerra, e nella risposta miope della politica: risposta che ha finito per incarnarsi compiutamente nel governo di centrodestra.”
“Quello attuale, insiste Sassoon, è un governo schiettamente conservatore. Un governo che offre una risposta pigra al problema della crescita economica: la semplice conservazione dell’esistente. La difesa degli interessi delle micro-imprese, forza di un modello che non esiste più, difesa delle corporazioni professionali dalle rendite monopolistiche, difesa di coloro che temono il cambiamento e che desiderano tornare alla situazione di vent’anni fa. Non è possibile, tuttavia, tornare indietro nel tempo e quindi l’unico effetto del conservatorismo è l’impoverimento sociale oltre che economico.” Che scava, sotto le scintille decadenti del potere di Berlusconi.

Forse l’Italia non è un caso particolare. Forse gli articoli allarmati su Berlusconi, usciti in questi giorni sulla stampa internazionale, sbagliano: la democrazia italiana è sulla stessa china degli altri paesi europei. Inizio la mia conversazione con Donald Sassoon con questa provocazione. La proprietà dei media è ovunque troppo concentrata; i recenti scandali inglesi hanno mostrato politici privi di compostezza e pudore; la crescente disuguaglianza sociale è un dato diffuso in tutto il continente. (continua…)



Ah, Italia, dove il tempo si è fermato
15 Giugno, 2009, 4:50 pm
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Da bambino la Salerno-Reggio Calabria l’avrò fatta mille volte, seduto nel sedile di dietro della Simca Horizon di mio padre. Non mi pare cambiata molto nel frattempo: molti chilometri a una corsia, chicane tipo Montecarlo, camion pericolosi che a volte si fermano e ti lasciano un’ora in fila col pupo che si spazientisce. L’Alitalia invece sta peggiorando rapidamente. Non solo niente vino e luci accese anche di notte (sempre per il gradimento del pupo) ma soprattutto disaccordi di fondo tra l’operatrice telefonica che ti dice un prezzo e spiega alcune condizioni e la commessa all’aereoporto che ti spiega che la sua collega ti ha dato una informazione sbagliata.



La malattia del paziente inglese (l’Unità, oggi)
9 Giugno, 2009, 10:29 am
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Anni fa, a Londra, presi una multa per aver parcheggiato il mio motorino in divieto di sosta. Scrissi al comune, spiegando che il parcheggio regolare era inagibile, che la mia infrazione era durata poco e non aveva comportato disagi per alcuno, e che ero uno studente con pochi soldi. Il comune rispose cortesemente sollevandomi dall’obbligo di pagare. Questo episodio personale spiega, credo, meglio di complicate analisi politologiche il risultato del voto inglese. I cittadini britannici hanno un rispetto sostanziale e non formale per le regole. Se una regola risulta vessatoria, come nel caso della multa, si fa una eccezione motivata. Similmente, se un ingiusto privilegio è legale, il fatto che sia formalmente corretto non lo rende meno sbagliato. Per questa ragione gli scandali dei rimborsi dei parlamentari, che hanno dominato il dibattito in Gran Bretagna nelle ultime settimane, sono stati così gravi per la reputazione del sistema politico inglese. Nessun parlamentare ha violato leggi, nessun politico ha effettuato spese non consentite. Tuttavia, è sembrato a tutti uno scandalo che ci si facesse rimborsare dai contribuenti una poltrona per massaggi o una televisione da 2500 euro. I toni usati dai cittadini inglesi, nel pubblico come nel privato, mi hanno ricordato molto quelli che si usavano da noi negli anni di Tangentopoli. Indignazione senza appello, condanna in blocco di un sistema di potere e di abusi da cui nessuno era immune. Tuttavia, i laburisti, da dodici anni al potere, hanno pagato il prezzo elettorale più alto: sotto il sedici per cento, il risultato peggiore dalla prima guerra mondiale. Certamente la crisi di consensi era precedente allo scandalo dei rimborsi, Gordon Brown ha dimostrato di non possedere alcuna delle doti di leadership di Tony Blair. Il suo governo soffre inoltre di un logoramento naturale dopo tanti anni al potere, e della crisi economica che ha colpito l’Inghilterra più di altri paesi, dopo un periodo di crescita elevata che sembrava non dovesse finire mai. L’interrogativo adesso riguarda il futuro. I partiti protestatari che si sono maggiormente giovati di questo risultato, il partito euroscettico UKIP, e quello xenofobo BNP, normalmente non confermano tali consensi alle politiche, dove si sceglie il governo e si vota con un sistema elettorale maggioritario. Tuttavia, se i laburisti non riuscissero con riforme convincenti a rimettere assieme i cocci della loro credibilità ed integrità come partito di governo, il partito Laburista potrebbe subire l’avanzata dei Liberal Democratici che ambiscono da oltre ottant’anni a riconquistare i ruolo di principale oppositore dei Conservatori, ormai chiaramente lanciati a vincere le prossime elezioni.

Anni fa, a Londra, presi una multa per aver parcheggiato il mio motorino in divieto di sosta. Scrissi al comune, spiegando che il parcheggio regolare era inagibile, che la mia infrazione era durata poco e non aveva comportato disagi per alcuno, e che ero uno studente con pochi soldi. Il comune rispose cortesemente sollevandomi dall’obbligo di pagare. Questo episodio personale spiega, credo, meglio di complicate analisi politologiche il risultato del voto inglese. I cittadini britannici hanno un rispetto sostanziale e non formale per le regole. Se una regola risulta vessatoria, come nel caso della multa, si fa una eccezione motivata. Similmente, se un ingiusto privilegio è legale, il fatto che sia formalmente corretto non lo rende meno sbagliato. Per questa ragione gli scandali dei rimborsi dei parlamentari, che hanno dominato il dibattito in Gran Bretagna nelle ultime settimane, sono stati così gravi per la reputazione del sistema politico inglese. Nessun parlamentare ha violato leggi, nessun politico ha effettuato spese non consentite. Tuttavia, è sembrato a tutti uno scandalo che ci si facesse rimborsare dai contribuenti una poltrona per massaggi o una televisione da 2500 euro. I toni usati dai cittadini inglesi, nel pubblico come nel privato, mi hanno ricordato molto quelli che si usavano da noi negli anni di Tangentopoli. Indignazione senza appello, condanna in blocco di un sistema di potere e di abusi da cui nessuno era immune. Tuttavia, i laburisti, da dodici anni al potere, hanno pagato il prezzo elettorale più alto: sotto il sedici per cento, il risultato peggiore dalla prima guerra mondiale. Certamente la crisi di consensi era precedente allo scandalo dei rimborsi, Gordon Brown ha dimostrato di non possedere alcuna delle doti di leadership di Tony Blair. Il suo governo soffre inoltre di un logoramento naturale dopo tanti anni al potere, e della crisi economica che ha colpito l’Inghilterra più di altri paesi, dopo un periodo di crescita elevata che sembrava non dovesse finire mai. L’interrogativo adesso riguarda il futuro. I partiti protestatari che si sono maggiormente giovati di questo risultato, il partito euroscettico UKIP, e quello xenofobo BNP, normalmente non confermano tali consensi alle politiche, dove si sceglie il governo e si vota con un sistema elettorale maggioritario. Tuttavia, se i laburisti non riuscissero con riforme convincenti a rimettere assieme i cocci della loro credibilità ed integrità come partito di governo, il partito Laburista potrebbe subire l’avanzata dei Liberal Democratici che ambiscono da oltre ottant’anni a riconquistare i ruolo di principale oppositore dei Conservatori, ormai chiaramente lanciati a vincere le prossime elezioni.



A caldo
8 Giugno, 2009, 11:22 am
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I dati mi sembrano questi. Un PD al 26,2 è un vero tracollo politico per la sua classe dirigente, compresi i giovani come Martina, il segretario regionale della Lombardia, luogo in cui i PD ha preso meno voti che in Sicilia. Martina non si dimetterà perché si comporta esattamente come i suoi predecessori: le sconfitte non sono una determinante delle carriere politiche in Italia. Non si dimetterà Martina, ma più in generale il PD e i suoi dirigenti si arroccheranno sulle loro posizioni e postazioni perché, dato il risultato di Berlusconi in leggera flessione, si faranno persuasi che basta aspettare il cadavere del nemico in riva al fiume e raffazzonare una alleanza con dipietroecomunisti per vincere le elezioni, dunque prioritario è restare abbarbicati sulla riva del fiume, a qualsiasi costo, anche se il fiume esonda. Il voto a Berlusconi ci ricorda alcune cose che sapevamo: che è battibile, che, in maniera speculare al blocco di centrosinistra tradizionale, ha uno zoccolone duro molto grande oltre il quale non andrà mai: basterebbe dunque eroderne un’otto per cento per vincere le elezioni. Il problema è che, al di là di questa considerazione, il blocco sociale di destra è compatto e coeso, quello di centrosinistra è confuso e diviso. Circa il 10% tra partiti minori significa non solo l’insipienza della classe politica, a cui è infantile attribuire ogni male, ma anche l’oggettiva difficoltà di costruire un blocco sociale coerente nel fronte progressista, per fare la qual cosa in America ci è voluto uno come Obama, di cui in Europa non si vede nemmeno l’ombra. E non parlo della potenza dell’immagine e della capacità comunicativa, ma della capacità di sintesi politica e traduzione di mille rivoli, spesso in competizione tra loro, in un messaggio coerente e unificante. Il forte sospetto, tuttavia, è che il PD ignorerà largamente questo problema strutturale, serio e politico, e da domani tornerà a lambiccarsi con astruse questioni di alleanze tattiche, nuovo conio vecchio conio, così appassionanti che già sono addormentato. Al contrario, pur se naturalmente limitato nei suoi confini, il centrodestra, se una storia minore non dovesse fargli saltare i nervi, può serenamente lavorare al dopo Berlusconi perché ha anche il personale politico di prima fila ormai quasi pronto: Meloni, Alfano, Gelmini su tutti, con leghisti di rincalzo: destra e leghismo militante, Sicilia, Lombardia/CL e Veneto. Per quanto riguarda le preferenze, al momento l’unica notizia certa è la vittoria netta di Debora Serracchiani, sulle ali della suo discorso che chiedeva il cambiamento del PD e della sua partecipazione a Ballarò. Si capirà nelle prossime settimane quale di questi due aspetti prevarrà sulle sue decisioni politiche.



Il voto a Ivan Scalfarotto
5 Giugno, 2009, 11:59 pm
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Ho scritto questa cosa a nome de iMille, e mai fare il portavoce di un gruppo anarchico come il nostro è stato più naturale. Purtroppo stavolta non posso scrivere Scalfarotto sulla scheda perché voto a Roma, e voterò per Cioffredi, ma se avete trovato le cose scritte su questo blog meritevoli di una qualche attenzione, cortesemente leggete anche questo post, e prendetelo seriamente.

Ivan Scalfarotto (Lombardia, Piemonte, Liguria, Val D’Aosta)
Scrivere un appello sul sito de iMille per il voto di preferenza a Ivan Scalfarotto è una cosa talmente ovvia da risultare difficilissima. Non solo perché Ivan è uno dei promotori de iMille, ma soprattutto perché con il suo lavoro pubblico degli ultimi quattro anni ha rappresentato tante cose, tante persone, veramente difficili da raccontare nello spazio di un breve post.
La semplificazione della comunicazione infatti tende ad oscurare le quantità e le qualità a cui Ivan ha dato voce e rappresentanza pubblica negli scorsi anni. Tanti temi sono entrati nel dibattito grazie alla forza, alla determinazione e alla dedizione dell’impegno di Ivan. Tante storie non sarebbero state raccontate, e molte persone si sarebbero sentite più sole, isolate, senza un riconoscimento pubblico e collettivo del loro valore.
E’ una parte dell’Italia di cui tutti possono andare orgogliosi. Donne e uomini, largamente parte delle generazioni nate dopo il ’68, che lavorano con impegno, spesso con risultati straordinari in patria e all’estero, nonostante i contratti precari e un paese che sembra non esser fatto per loro, e che il discorso pubblico e anche i partiti di centrosinistra hanno teso ad escludere. Un centrosinistra miope che pensava di poter fare a meno di tanta ricchezza, purché non si disturbassero i detentori del sacerdozio politico, si è visto con quali risultati.
Con coraggio e una dose di ambizione, Ivan ha percorso una strada molto stretta, mettendo assieme due elementi che si trovano sempre contrapposti: l’amore per l’importanza della politica, come professione ed impegno fondamentale delle persone; il riconoscimento dei limiti della politica come è ora, e lo sforzo di cambiarla. Non ha mai ceduto al populismo contro i politici per lucrare qualche voto. Non è mai venuto meno al radicalismo delle sue idee e dei suoi programmi, per ottenere un posto al sole. Idee e programmi che sono liberi da ideologie e quindi anche da code di paglia: semplici, comprensibili, forti. Laicità, merito, inclusione, democrazia vera.
Ivan, fino a pochi mesi fa, quando un più ampio movimento di rinnovamento è emerso dentro il Partito Democratico, era quasi solo nel panorama politico nazionale. La ragione per la quale ha continuato, e continuerà nel suo impegno da lunedì qualunque sia il risultato elettorale, è che la sua solitudine pubblica faceva il paio con la folta compagnia che si è aggregata a lui. Una compagnia crescente di decine, centinaia, migliaia di persone. Molti sono qui, e potete conoscerci navigando sul sito, leggendo le cose che scriviamo. Il movimento de iMille è l’unico esempio di organizzazione completamente autofinanziata in grado di avere una voce nella politica nazionale. Grande merito di questo successo va alla infaticabile grinta di Ivan, alla sua capacità di connettere anime e caratteri diversi, e alla sua capacità di sintesi comunicativa.
Votare Ivan significa quindi non solo votare per un uomo colto, dai programmi innovativi e puntuali, dai valori profondi che emergono da ogni suo comportamento pubblico e privato. Votare Ivan significa votare per queste persone, per gli italiani di cui siamo orgogliosi, i ricercatori che portano avanti le università superando difficoltà insopportabili, i professionisti che lottano contro la burocrazia, i lavoratori precari che vivono senza certezze, e i molti di tante generazioni che hanno bisogno di sapere che esiste un futuro per l’Italia, fuori dalla claustrofobia e dalla pena dell’Italia di Berlusconi.
Andate sul suo sito, ascoltatene le parole e leggetene i programmi. Mettete la croce sul simbolo del PD e scrivete Scalfarotto. Se siete già decisi, convincete tre vostri amici, mandate tre SMS e scrivete tre email. Fare una cosa buona per l’Italia e per l’Europa è raramente così facile.

Scrivere un appello sul sito de iMille per il voto di preferenza a Ivan Scalfarotto è una cosa talmente ovvia da risultare difficilissima. Non solo perché Ivan è uno dei promotori de iMille, ma soprattutto perché con il suo lavoro pubblico degli ultimi quattro anni ha rappresentato tante cose, tante persone, veramente difficili da raccontare nello spazio di un breve post.

La semplificazione della comunicazione infatti tende ad oscurare le quantità e le qualità a cui Ivan ha dato voce e rappresentanza pubblica negli scorsi anni. Tanti temi sono entrati nel dibattito grazie alla forza, alla determinazione e alla dedizione dell’impegno di Ivan. Tante storie non sarebbero state raccontate, e molte persone si sarebbero sentite più sole, isolate, senza un riconoscimento pubblico e collettivo del loro valore.

E’ una parte dell’Italia di cui tutti possono andare orgogliosi. Donne e uomini, largamente parte delle generazioni nate dopo il ’68, che lavorano con impegno, spesso con risultati straordinari in patria e all’estero, nonostante i contratti precari e un paese che sembra non esser fatto per loro, e che il discorso pubblico e anche i partiti di centrosinistra hanno teso ad escludere. Un centrosinistra miope che pensava di poter fare a meno di tanta ricchezza, purché non si disturbassero i detentori del sacerdozio politico, si è visto con quali risultati.

Con coraggio e una dose di ambizione, Ivan ha percorso una strada molto stretta, mettendo assieme due elementi che si trovano sempre contrapposti: l’amore per l’importanza della politica, come professione ed impegno fondamentale delle persone; il riconoscimento dei limiti della politica come è ora, e lo sforzo di cambiarla. Non ha mai ceduto al populismo contro i politici per lucrare qualche voto. Non è mai venuto meno al radicalismo delle sue idee e dei suoi programmi, per ottenere un posto al sole. Idee e programmi che sono liberi da ideologie e quindi anche da code di paglia: semplici, comprensibili, forti. Laicità, merito, inclusione, democrazia vera.

Ivan, fino a pochi mesi fa, quando un più ampio movimento di rinnovamento è emerso dentro il Partito Democratico, era quasi solo nel panorama politico nazionale. La ragione per la quale ha continuato, e continuerà nel suo impegno da lunedì qualunque sia il risultato elettorale, è che la sua solitudine pubblica faceva il paio con la folta compagnia che si è aggregata a lui. Una compagnia crescente di decine, centinaia, migliaia di persone. Molti sono qui, e potete conoscerci navigando sul sito, leggendo le cose che scriviamo. Il movimento de iMille è l’unico esempio di organizzazione completamente autofinanziata in grado di avere una voce nella politica nazionale. Grande merito di questo successo va alla infaticabile grinta di Ivan, alla sua capacità di connettere anime e caratteri diversi, e alla sua capacità di sintesi comunicativa.

Votare Ivan significa quindi non solo votare per un uomo colto, dai programmi innovativi e puntuali, dai valori profondi che emergono da ogni suo comportamento pubblico e privato. Votare Ivan significa votare per queste persone, per gli italiani di cui siamo orgogliosi, i ricercatori che portano avanti le università superando difficoltà insopportabili, i professionisti che lottano contro la burocrazia, i lavoratori precari che vivono senza certezze, e i molti di tante generazioni che hanno bisogno di sapere che esiste un futuro per l’Italia, fuori dalla claustrofobia e dalla pena dell’Italia di Berlusconi.

Andate sul suo sito, ascoltatene le parole e leggetene i programmi. Mettete la croce sul simbolo del PD e scrivete Scalfarotto. Se siete già decisi, convincete tre vostri amici, mandate tre SMS e scrivete tre email. Fare una cosa buona per l’Italia e per l’Europa è raramente così facile.