Odisseo


1-1
29 Maggio, 2009, 1:31 pm
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Il secondo tempo del match, dopo un inizio per me favorevole al cristiano, vede secondo me prevalere largamente il “non so”. Se l’interpretazione del proprio cristianesimo dipende da valori a-cristiani, questi diventano fondanti: non solo da un punto di vista logico, ma da uno sostanziale. Quale ragione o senso ha dunque il dirsi cristiani? La partita si fa sempre più intressante.



Di peggio in male
29 Maggio, 2009, 11:23 am
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Non voglio rubare il mestiere a Christian Rocca, anche perché il mio mi basta e avanza, ma l’articolo sull’Espresso a proposito del supposto harem di Berlusconi è una vera schifezza, tipo la frase di Franceschini sull’educazione dei figli. E lo dico dall’altro della superiorità antropologica della sinistra intellettuale snob. Tuttavia, mi pare che qua si sia passati rapidamente dalle buone intenzioni, allo stesso livello se non peggio. Maschilista, volgare, ripetitivo. Spero che almeno  questa settimana aumentino le vendite, altrimenti sarebbe anche inutile.



Prison Broken
27 Maggio, 2009, 9:31 am
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Ieri ho visto le ultime due puntate della serie finale di Prison Break. Devo dire che la seconda metà della serie è molto meglio della prima, che il finale è meno scontato di quanto uno si aspetti, e che val la pena vedere tutto fino in fondo anche solo per vedere ricicciare quel personaggio che davvero non ti aspettavi.



Incredibile
25 Maggio, 2009, 4:30 pm
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Ora, magari questa cosa stupisce solo me, o la conoscevate tutti da tempo. Comunque, due ricercatori di Stanford hanno avuto un’idea, si sono chiusi in casa per due settimane, ed hanno tirato fuori questo software, Midomi. Nella versione per iphone è fenomenale, ma funziona perfettamente anche la versione online. Uno può canticchiare per dieci secondi qualsiasi canzone e lui la riconosce. Poi potete lasciare registrata la vostra performance, che rimane a disposizione degli altri per essere ascoltata. Non è una cosa solo per anglofoni, io ho trovato anche La Società dei Magnaccioni, tutto De Gregori, Vasco Rossi, eccetera. Attenti che c’è da passarci un mese a non fare altro.



Via Berlusconi, al 15
25 Maggio, 2009, 12:20 pm
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C’è una cosa, un po’ idota, lo ammetto, che non mi è mai andata giù dello strapotere berlusconiano, ed è il fatto che apparisse sempre più inevitabile che Berlusconi conquistasse legittimamente un posto – diciamo – autorevole nella storia italiana, così che, una volta passato a miglior vita, come direbbe lui tra una cinquantina d’anni, ci sarebbe toccato dare al tassista l’indirizzo nel titolo di questo post. Direte voi che scambiereste volentieri il titolo a vie o piazze per una sonora sconfitta elettorale. Sono anche d’accordo. Tuttavia, pensate un attimo a quanti comuni e province e regioni governi il centrodestra. Se Berlusconi trapassasse formalmente autorevole come ora non ci sarebbe città senza un corso, piazza, strada a lui intitolata, e già mi vedo viale Togliatti a Roma rimosso e trasportato in un piccolo vicolo per far largo al simbolo dell’Italia a cavallo dei due millenni. Saremmo inchiodati a Berlusconi e quel che rappresenta più o meno per sempre. Ora,  io non credo minimamente che questa storia disgustosa che coinvolge una povera ragazza napoletana (della cui sorte e del cui equilibrio poverina non importa veramente a nessuno, sulla sua esile persona sono avventati centinaia di sciacalli da tutto il mondo e si stanno giocando le sorti di un potere molto grande, così grande che nessuno, neanche tra i più attenti commentatori ha pensato di dedicarle una riga di semplice umanità, o almeno io non l’ho letta) possa avere profonde conseguenze politiche di medio periodo. Infatti, anche ammesso che al soggetto non riesca il cover-up che mi sembra sia in atto, con interviste che si contraddicono sempre più affinché alla fine la parola più autorevole sia del premier, penso che il centrodestra senza Berlusconi avrebbe lo stesso successo, a meno di cambiamenti profondi nel centrosinistra. Tuttavia, se questa vicenda disgustosa dovesse far precipitare Berlusconi, potremmo esserci salvati dal toponimo di cui sopra.



Dialogo sopra Berlusconi (l’Unità, oggi)
22 Maggio, 2009, 8:53 am
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Raggiungo Ilaria Favretto al telefono, è un po’ trafelata, sta salendo le scale di casa con tre bimbi al seguito, non tutti suoi, puntualizza. Istintivamente mi chiedo, in Italia, quante professoresse ordinarie di storia abbiano un figlio di sette mesi. Tuttavia, ho chiamato Ilaria Favretto per discutere della più recente uscita di Berlusconi, non per parlare dello stato dell’università italiana e della segregazione dei suoi ricercatori più giovani e brillanti. Anche se, a rifletterci davvero, una relazione tra i due fenomeni certamente ci deve essere. Il passaggio di ieri del Presidente del Consiglio, alla cui incontinenza verbale siamo purtroppo abituati, ha raggiunto vette particolarmente elevate. Luca Sofri sul suo blog ha notato non solo il parallelo delle sue frasi con il famoso discorso di Mussolini del 1922 su “quest’aula sorda e grigia” ma il paradosso storico per cui è proprio Fini, oggi, a difendere il Parlamento. Mi rivolgo, allora, ad una storica di professione per avere un po’ di prospettiva sulle cose, per riportare frasi che sembrano abnormi se lette da vicino, in un contesto più comprensibile. Da studiosa di cultura politica, soprattutto italiana e britannica, Ilaria Favretto concentra gran parte della sua riflessione sulla mancanza di senso civico e senso delle istituzioni diffusi che le parole di Berlusconi hanno sottolineato. Una mancanza che emerge dal fatto che Berlusconi non paghi alcun prezzo né elettorale, né politico per le sue intemperanze, per le sue battute, o per le sue parole contro le altre istituzioni repubblicane. C’è dunque un nesso evidente tra la crescente, diffusa, mancanza di senso delle istituzioni e la vittoria elettorale del populismo demagogico. Obietto il fatto che altri paesi, come l’Inghilterra ad esempio, non godono certo di un maggior livello di cultura media. La scuola italiana, per quanto maltrattata, non ha nulla da invidiare a quella inglese. E poi esistono le nostre tradizioni e abitudini culturali, spesso sconosciute fuori dai confini. Il punto, sottolinea Ilaria Favretto, è che in Inghilterra nessuno userebbe i “pensieri dell’uomo della strada”, in maniera demagogica, a scopo elettorale. Ogni volta che esponenti conservatori hanno provato a farsi interpreti dei bassi istinti della cosiddetta “gente comune”, sono stati subito richiamati all’ordine. In Italia, Berlusconi, e chi nel suo piccolo si comporta come lui, non solo non paga un prezzo elettorale, ma nemmeno un prezzo politico. In tal modo, indebolendo le istituzioni, affievolendo il senso di cittadinanza e di etica condivisa che tiene assieme una comunità nazionale, il centrodestra continua ad alimentare le sue fortune. In questo senso è ingenuo pensare che il berlusconismo cesserà con Berlusconi, senza che si spezzi questo circolo vizioso.
Parlare di rischi di fascismo, come fanno a volte i quotidiani inglesi è certamente sbagliato. Si infervora in questo passaggio la studiosa, sottolineando un punto di metodo. La storia non è ciclica e il contesto internazionale è tale che ogni fuoriuscita dell’Italia dalle forme di una democrazia liberale è altamente improbabile. Anzi, parlare di fascismo è fuorviante perché distoglie da una analisi più attenta ed utile. L’involuzione populista della nostra democrazia è un fenomeno serio, purtroppo, che andrebbe contrastato in quanto tale. La storia futura non è già scritta e sono possibili molti scenari diversi, come ieri erano possibili esiti diversi del fenomeno Berlusconi. Certamente è necessaria una opposizione in grado di offrire sia un programma politico alternativo, con una narrativa socio-economica convincente, che il rafforzamento del rispetto per le istituzioni democratiche, che non offra la minima legittimazione a chi lavori per affievolirlo.Raggiungo Ilaria Favretto al telefono, è un po’ trafelata, sta salendo le scale di casa con tre bimbi al seguito, non tutti suoi, puntualizza. Istintivamente mi chiedo, in Italia, quante professoresse ordinarie di storia abbiano un figlio di sette mesi. Tuttavia, ho chiamato Ilaria Favretto per discutere della più recente uscita di Berlusconi, non per parlare dello stato dell’università italiana e della segregazione dei suoi ricercatori più giovani e brillanti. Anche se, a rifletterci davvero, una relazione tra i due fenomeni certamente ci deve essere. Il passaggio di ieri del Presidente del Consiglio, alla cui incontinenza verbale siamo purtroppo abituati, ha raggiunto vette particolarmente elevate. Luca Sofri sul suo blog ha notato non solo il parallelo delle sue frasi con il famoso discorso di Mussolini del 1922 su “quest’aula sorda e grigia” ma il paradosso storico per cui è proprio Fini, oggi, a difendere il Parlamento. Mi rivolgo, allora, ad una storica di professione per avere un po’ di prospettiva sulle cose, per riportare frasi che sembrano abnormi se lette da vicino, in un contesto più comprensibile. Da studiosa di cultura politica, soprattutto italiana e britannica, Ilaria Favretto concentra gran parte della sua riflessione sulla mancanza di senso civico e senso delle istituzioni diffusi che le parole di Berlusconi hanno sottolineato. Una mancanza che emerge dal fatto che Berlusconi non paghi alcun prezzo né elettorale, né politico per le sue intemperanze, per le sue battute, o per le sue parole contro le altre istituzioni repubblicane. C’è dunque un nesso evidente tra la crescente, diffusa, mancanza di senso delle istituzioni e la vittoria elettorale del populismo demagogico. Obietto il fatto che altri paesi, come l’Inghilterra ad esempio, non godono certo di un maggior livello di cultura media. La scuola italiana, per quanto maltrattata, non ha nulla da invidiare a quella inglese. E poi esistono le nostre tradizioni e abitudini culturali, spesso sconosciute fuori dai confini. Il punto, sottolinea Ilaria Favretto, è che in Inghilterra nessuno userebbe i “pensieri dell’uomo della strada”, in maniera demagogica, a scopo elettorale. Ogni volta che esponenti conservatori hanno provato a farsi interpreti dei bassi istinti della cosiddetta “gente comune”, sono stati subito richiamati all’ordine. In Italia, Berlusconi, e chi nel suo piccolo si comporta come lui, non solo non paga un prezzo elettorale, ma nemmeno un prezzo politico. In tal modo, indebolendo le istituzioni, affievolendo il senso di cittadinanza e di etica condivisa che tiene assieme una comunità nazionale, il centrodestra continua ad alimentare le sue fortune. In questo senso è ingenuo pensare che il berlusconismo cesserà con Berlusconi, senza che si spezzi questo circolo vizioso.
Parlare di rischi di fascismo, come fanno a volte i quotidiani inglesi è certamente sbagliato. Si infervora in questo passaggio la studiosa, sottolineando un punto di metodo. La storia non è ciclica e il contesto internazionale è tale che ogni fuoriuscita dell’Italia dalle forme di una democrazia liberale è altamente improbabile. Anzi, parlare di fascismo è fuorviante perché distoglie da una analisi più attenta ed utile. L’involuzione populista della nostra democrazia è un fenomeno serio, purtroppo, che andrebbe contrastato in quanto tale. La storia futura non è già scritta e sono possibili molti scenari diversi, come ieri erano possibili esiti diversi del fenomeno Berlusconi. Certamente è necessaria una opposizione in grado di offrire sia un programma politico alternativo, con una narrativa socio-economica convincente, che il rafforzamento del rispetto per le istituzioni democratiche, che non offra la minima legittimazione a chi lavori per affievolirlo.
Raggiungo Ilaria Favretto al telefono, è un po’ trafelata, sta salendo le scale di casa con tre bimbi al seguito, non tutti suoi, puntualizza. Istintivamente mi chiedo, in Italia, quante professoresse ordinarie di storia abbiano un figlio di sette mesi. Tuttavia, ho chiamato Ilaria Favretto per discutere della più recente uscita di Berlusconi, non per parlare dello stato dell’università italiana e della segregazione dei suoi ricercatori più giovani e brillanti. Anche se, a rifletterci davvero, una relazione tra i due fenomeni certamente ci deve essere.


Terapie
21 Maggio, 2009, 9:28 am
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Crisi finanziaria, corruzione e caso italiano (l’Unità, oggi)
15 Maggio, 2009, 10:12 am
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Letta dalla prospettiva italiana, la retorica popolare diffusa negli Stati Uniti sulla crisi economica è preoccupante. Che si parli con Joe the plumber, il nuovo “uomo qualunque,” o con i professionisti della middle class, le responsabilità delle crisi vengono attribuite alla avidità e all’ingordigia dei finanzieri di Wall Street.

(continua…)



Idee
11 Maggio, 2009, 8:00 pm
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Non capita spesso di imbattersi in pagine così interessanti. Ci vuole un sacco di pazienza per scrivere questo dialogo, spero che gli autori ne abbiano a sufficienza. Poi la cosa interessante è che io sono un amico (diciamo) e fan dello scettico. Il cristiano non lo conosco, né seguo il suo blog. Ho un vago ricordo che si tratti di un blogger che mi stava politicamente poco simpatico, ma potrei anche sbagliarmi. Comunque finora potrei sottoscrivere tutte le cose dette proprio da lui. Una delle cose che mi irrita degli atei che fanno proselitismo con aria di superiorità (e ovviamente non è il caso di Giovanni) è che hanno un livello argomentativo così elementare da essere sconcertante. Giovanni non si è difeso male finora, ma vediamo come continua il match.



Niente?
7 Maggio, 2009, 2:13 pm
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