Da quando il governo ha ridotto l’ammontare dei tagli all’università e rafforzato il potere dei professori ordinari le proteste dei rettori sono finite. Ora va tutto bene. Pochi minuti dopo l’annuncio della nuova disciplina dei concorsi, che prevede l’estrazione a sorte delle commissioni, sono cominciate le telefonate tra i baroni per organizzare al meglio lo svolgimento delle carriere universitarie. Nel frattempo, circondati dal più insopportabile dei paternalismi permissivi, una parte non irrilevante degli studenti continua la cosiddetta mobilitazione. Tuttavia, nessuno prende sul serio gli studenti, nessuno discute di quel che dicono. In una società che relega le generazioni più giovani alla precarietà esistenziale, agli studenti non viene neanche concessa la dignità del dissenso. Il messaggio è chiaro: marciate pure, fate bene a giocare ai rivoluzionari, finalmente un bel segno di vitalità, bravi! Sappiate però che qualsiasi cosa scriviate o diciate non sarà mai presa sul serio, siete giovani non persone. Due giorni fa una assemblea nazionale di studenti riunita a Roma ha prodotto tre documenti scritti. E’ ingiusto valutare un movimento solo sulla base della qualità delle proposte, un movimento smuove le opinioni, non legifera. Tuttavia, prendere sul serio le persone significa anche dire agli studenti che per parlare di università bisogna cercare di scrivere in un italiano leggibile. Il linguaggio usato è lontano anni luce dalla sintesi comunicativa tipica della modernità e ricorda in maniera anacronistica l’affabulazione movimentista degli anni settanta. Ecco un estratto: “Dall’assemblea si é prodotto quindi un dibattito complesso, espressione dell’esigenza dei differenti nodi di affrontare una discussione progettuale sull’autoriforma della didattica che dovesse tenere conto dell’articolazione di un confronto assembleare dal quale potessero risaltare la volontà di avviare un processo costituente e non di arrivare ad una definizione finale ed univoca delle pratiche che nell’attraversamento quotidiano delle facoltá e degli atenei giá aprono spazi di riappropriazione e decisione”. Soprattutto non si può, come fa il seguito del documento, criticare contemporaneamente la “meritocrazia” e il “rapporto gerarchico e verticale nella trasmissione del sapere”: bisogna scegliere. Se non è il merito, altri parametri serviranno a selezionare docenti che una volta dietro la cattedra faranno un uso ottuso dell’autorità per imporre le loro povere nozioni. Al contrario, chi deve alla dedizione alla ricerca il proprio ruolo nell’università farà dello scambio orizzontale di idee il metodo naturale di insegnamento oltre che la fonte principale della comprensione delle cose, non tollerando tuttavia alcuna pigrizia o superficialità.
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Si in tutto questo il silnzio del PD è assordante. per un ossimoro trito e ritrito. Perchè come Mille non sfruttiamo la tua, (quella di Ivan, di pippo o qualcuno dei nostri) visibilità sull’unità per sollecitare il partito? mettiamoci delle idee. prendiamo perotti, o anche ichino e spingiamoli a metterci la faccia su una proposta di riforma che sia al tempo stesso una risposta alla gelmini ed ai deliri dell’onda
Commento di Matteo 19 Novembre, 2008 @ 1:20 pmA proposito di ricerca: http://erodoto.splinder.com/post/19093473/Lo+stato+della+ricerca
Commento di erodoto 19 Novembre, 2008 @ 2:14 pm[...] delle mie lezioni di oggi. Ho fatto leggere a quelli dell’onda, a quelli der collettivo l’articolo di Marco, e loro sono rimasti senza parole dall’evidente ragione ivi contenuta. Magari lui potrebbe [...]
Pingback di mezz’ora di pausa « D-Avanti 19 Novembre, 2008 @ 4:25 pmDa questo articolo mi sembra di capire che sei contrario (o molto scettico) riguardo all’introduzione del sorteggio per la formazione delle commissioni giudicatrici: perché?
Il sistema del reclutamento andrebbe profondamente riformato, sono d’accordo, ma nelle condizioni attuali il sorteggio a me sembra una buona proposta.
Commento di Francesco C. 20 Novembre, 2008 @ 9:51 am