Archiviato in: Odisseo | Tag: il primo compleanno di Nicolò, Nicolò J. Simoni
Un anno fa verso quest’ora, le 20 circa, stavo aiutando Lauren a fare la borsa. Quella mattina, mi svegliai alle 6.00 per andare a prendere un divano. Un mio amico/collega era partito per diciotto mesi in Ungheria e siccome noi ci eravamo appena trasferiti a Londra e avevamo bisogno di un divano, e dato che il suo divano era molto bello e non aveva voglia di lasciarlo nel deposito dove lo aveva messo, noi potevamo per il momento risparmiare i soldi del divano. Ora, avete letto Gomorra? Ricordate quella parte in cui Saviano spiega come la camorra investa, tra l’altro, i suoi utili nelle parti più improbabili della Gran Bretagna, in business leciti?
Il titolo (da me tradotto liberamente pensando a Benigni e Troisi) di questo pezzo sugli effetti della crisi nel settore IT è divertente, ma la situazione generale meno divertente. Non è ormai più questione di essere più o meno catastrofisti, perchè al livello in cui siamo basta guardare i numeri. Le banche hanno smesso di prestare, la crescita del credito è ormai negativa negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, non ho dati per l’Italia sotto mano, ma dato che anche prima non è che le nostre banche fossero di manica larga, figuriamoci ora. Una miriade di piccole imprese, perfettamente sane, funziona con il ricorso ai prestiti delle banche, cosi’ le famiglie che devono comprare casa, eccetera. Le banche non prestano perchè sono troppo esposte, dunque non vogliono esporsi ancora. Le conseguenze ci metteranno forse qualche mese a manifestarsi, ma sono inevitabili in assenza di manovre drastiche dei governi per far funzionare nuovamente il sistema creditizio: meno consumi, meno profitti, meno occupazione. L’economia apparirà come un corpo sano dove il cuore ha smesso di pulsare. Proiezioni mostrate da un analista di Citi suggeriscono che le cose continueranno a peggiorare per tutto il 2009, se ci va bene nel 2010 la curva potrebbe girare, ma nessuno può metterci la mano sul fuoco.
Tornato dal pranzo e da una mattina con gli studenti trovo Wittgenstein.it non funzionante. Dà uno strano CRAPError. Mi sento come quando da bambino il cartone veniva interrotto da un misterioso problema, lo schermo TV diventava fisso e uno veniva lasciato in una attesa snervante.
In un post lungo ma molto più intellegibile del solito, Willem Buiter spiega a che punto siamo con la crisi. Il concetto di fondo è che le banche devono rimettersi a fare le banche: al momento hanno smesso, non prestano più soldi a nessuno (prestare soldi è la funzione imprescindibile svolta dalle banche) e dunque davvero la crisi finanziaria può tradursi in una crisi del ‘29. La cosa più urgente è dunque che le banche si rimettano al lavoro, e a questo fine ogni strumento va usato, se necessario la loro completa nazionalizzazione. Magari qualcuno vuole farne una traduzione, comunque, insisto, è chiaro anche per non specialisti secondo me.
C’è un pezzo ben fatto Di Alessandro D’Amato su Giornalettismo a proposito delle discussioni sollevate ieri dal pezzo di D’Avanzo. La cosa interessante, che l’autrore sottolinea a chiosa, è la sostanziale impermeabilità dei due mondi. Il bel mondo antico non si interessa alle discussioni che si sviluppano in rete nemmeno quando queste partono dal vicedirettore di Repubblica. Sarà il caso di farsene una ragione.
Archiviato in: Odisseo | Tag: bigotti, Luca Volontè, non demonizzazione dell'avversario
Prendo una pausa dalle diatribe interne a noi perdenti del centrosinistra, per segnalare una perla di articolo di Luca Volontè sul Tempo dal fantastico titolo “I nonni fanno meno danni dei videogiochi”. Nel pezzo si suggerisce che è pericoloso per i bambini stare con genitori non soposati, e altre amenità. Non si spiega tuttavia quali sono i danni procurati dai nonni.
Archiviato in: Odisseo | Tag: George W. Bush, President of the United States of America, White House
One sunny day in 2009, an old man approached the White House from across Pennsylvania Ave, where he’d been sitting on a park bench. He spoke to the US Marine standing guard and said, “I would like to go in and meet with President Bush.” The Marine looked at the man and said, “Sir, Mr. Bush is no longer president and no longer resides here.” The old man said, “Okay” and walked away.
The following day, the same man approached the White House and said to the same Marine, “I would like to go in and meet with President Bush.” The Marine again told the man, “Sir, as I said yesterday, Mr. Bush is no longer president and no longer resides here.” The man thanked him and, again, just walked away.
The third day, the same man approached the White House and spoke to the very same US Marine, saying “I would like to go in and meet with President Bush.” The Marine, understandably agitated at this point, looked at the man and said, “Sir, this is the third day in a row you have been here asking to speak to Mr. Bush. I’ve told you already that Mr. Bush is no longer the president and no longer resides here. Don’t you understand?”
The old man looked at the Marine and said, “Oh, I understand. I just love hearing it.” The Marine snapped to attention, saluted, and said, “See you tomorrow, Sir.”
Giuseppe D’Avanzo oggi su Repubblica:
Ho l´impressione che, in assenza di competenze, i giovani che vogliono fare del PD, come scrivono nel loro blog (Uccidere il padre), «un partito moderno, democratico, laico e di sinistra» (e capirai che puntuta e illuminante freschezza), chiedono soltanto di togliersi dai margini, di farsi benedire e riconoscere sventolando appartenenza. È l´accorta pulsione, temo, che può spiegare la rimozione in quel partito di ogni conflitto politico per mano dei più giovani.
Sul serio, ci ho perso quasi mezz’ora ma non mi viene niente da dire. Ma che gli vuoi dire a uno che dice che “Uccidere il padre” non è abbastanza conflittuale? Che ti accusa di non avere competenze? Seriamente, intendo.
Mi piacerebbe avere più tempo di quello concesso a un post qualsiasi per spiegare con dovizia di argomentazioni, dati empirici, teorie dell’azione collettiva, eccetera. Il fatto è che le somiglianze tra la sinistra italiana e quella francese sono stupefacenti. La storia è quasi la stessa, con una cricca di persone che per lustri gode delle conseguenze di una stagione di potere (quella francese, un po’ più lunga) ingessando, bloccando, avidamente, ogni possibile ricambio di idee, dunque di persone, e costringendo tutti alla sconfitta.
Detto ciò, Aubry tutta la vita che la Segolene (ho la tastiera americana che va in crash se provo a mettere gli accenti francesi) veramente sembra la brutta copia della caricatura. Aubry perde uguale contro Sarkozy, ma forse, se qualcosa il padre le ha insegnato, può guardare al futuro che, in Francia come in Italia, non ha un orizzonte più prossimo dei 7-10 anni.

