Con quale credibilità magnifici rettori e presidi di facoltà protestano contro i tagli del governo? Dopo aver eletto, rapidamente e con una maggioranza schiacciante, Luigi Frati come proprio rettore, con quale onestà intellettuale i presidi della Sapienza sostengono che è il centrodestra ad uccidere l’università, addirittura convocando gli studenti per mobilitarli contro il governo come è accaduto ieri nella facoltà di Ingegneria? Mi sono laureato in Scienze Politiche all’università di Roma nel 2000, la mia storia è talmente tipica della mia generazione da risultare banale.
In qualche misura, posso testimoniare direttamente di quanto fossero efficaci i corsi di base a cui ero stato esposto. Tra mille inevitabili difetti, la mia preparazione non invidiava nulla a quella dei miei colleghi che venivano da Stanford o Oxford e che seguivano il mio stesso corso di dottorato a Londra. Questa consapevolezza, tuttavia, non fa che acuire il senso di sorda rabbia che prova, come me, ogni accademico italiano all’estero davanti alla decadenza che, nella sostanziale indifferenza sociale, colpisce l’università del nostro paese. Fuori dai confini e nelle aule universitarie siamo centinaia e centinaia, non credo esista una statistica precisa, chi dovrebbe stilarla? Siamo protagonisti, collettivamente, di una delle più serie ed ignorate tragedie nazionali. Noi ne siamo i protagonisti fortunati. La gran parte di accademici italiani all’estero che io conosco sono contenti della propria vita e del proprio lavoro. Oggi con i voli a basso costo e Internet, per chi come me viene da Roma, lavorare a Londra o Palermo è circa la stessa cosa. Si parte, sapendo tuttavia che l’opzione del ritorno non esiste. Sapendo che il patrimonio di cultura che abbiamo ereditato dalla società che ci ha fatto crescere, gli anni di scuola e di licei dall’eccellenza inimmaginabile in altri paesi, saranno ora a disposizione di un’altra società. Tutto sarebbe diverso se fossimo capaci anche di attrarre studiosi, oltre che di lasciar partire i nostri: saremmo solo parte di un mondo più largo. Invece non viene nessuno in Italia, e la crisi dell’università diventa fatalmente una delle cause più profonde e importanti della ormai lunga e pronunciata crisi economica, sociale, culturale, del nostro paese. Un meritorio libro che Roberto Perotti ha scritto per Einaudi, “L’università truccata”, racconta tutti i dettagli di questa storia. La sostanza è che gli accademici italiani hanno governato l’università con le regole del peggior feudalesimo meridionale. Esistono eccezioni, naturalmente, esistono isole felici. Ma chi oggi in Italia continua a fare ricerca, con uno stipendio bassissimo, in condizioni di forzato asservimento culturale nei confronti del proprio barone, un atteggiamento nei confronti della ricerca che rappresenta il più esteso accordo bipartisan della storia d’Italia, è da considerarsi un eroe. Gli studenti, strumentalizzati in questi giorni da baroni di ogni colore politico, saranno ancora una volta coloro che pagheranno il prezzo più alto dei tagli del governo, come accade sistematicamente in Italia da ormai quasi vent’anni: meno risorse e minori opportunità per i più giovani. Ma bisogna anche aver presente, superando l’ignavia bipartisan della classe politica, che questa scure non arriva a colpire un’organizzazione sana, per quanto migliorabile, ma una struttura impermeabile ad ogni riforma profonda, un luogo che ha perso il rispetto e la stima non tanto dei colleghi di altri paesi, ma dei cittadini che all’università non vanno, che fanno fatica a capire a cosa serva alla società mantenere in cattedra persone con zero pubblicazioni, che non scrivono nulla di significativo, che gestiscono l’università come fosse cosa loro e non un patrimonio di tutti. Roberto Perotti ha ricordato che Frati è il terzo rettore di seguito ad avere figli nello stesso ateneo. Mentre era preside della facoltà di Medicina, un incarico che ha conservato per 17 anni come se ne fosse, appunto, il padrone, suo figlio è stato chiamato in cattedra nella stessa istituzione. Anche sua moglie, già professoressa di lettere al liceo, ha una cattedra da ordinaria di storia della medicina nella stessa facoltà. Che cosa insegna questa università, il suo corpo docente, ai suoi studenti? Il governo di centrodestra con ogni sua politica punta ad allargare le spaccature della società italiana perché su queste spaccature costruisce il suo consenso, come dimostrano i sondaggi e gli ultimi dieci anni di politica italiana. Non possiamo certo aspettarci un sostegno alla formazione pubblica, che per sua natura ricuce le spaccature, e rende una società più coesa. Bisogna ricordare tuttavia, e magari su questa consapevolezza costruire una politica di cambiamento, che l’università è stata già umiliata ripetutamente proprio da coloro che avevano il dovere di proteggerne e tutelarne la reputazione, la autorevolezza e la dignità.
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Tristemente ineccepibile. Dal mio osservatorio (antichistica) le conclusioni sono le stesse. Con la differenza che per noi è peggio, visto che ci troviamo nell’assurda situazione di fare ricerca sull’ archeologia dell’Italia antica in Germania o Inghilterra…
Commento di erodoto 17 Ottobre, 2008 @ 10:04 amBuon articolo di stampo propagandistico. Buona infatti la critica a Berlusconi e alla sua privatizzazione dell’Universita’. Critica tuttavia severamente penalizzata dalla totale assenza di alternative credibili nel PD. Due passati governi di sinistra (PDS/DS ora PD) non hanno saputo neppur le baronie universitarie. A parte un velleitario tentativo di Mussi, l’Universita’ e’ stata lasciate nella mani dei stessi baroni che ora si denunciano. Nell’apoteosi dell’ultima campagna elettorale, l’argomento scuola-universita’ e’ stato quasi del tutto cancellato dai dibattiti di pubblico interesse.
Sull’Unita’ si pretende di costruire alternative valide al Berlusconismo a colpi di vaporosi “costruire una politica di cambiamento”? Auguri, PD. Auguri, Italia.
Commento di Antonio 17 Ottobre, 2008 @ 11:20 ampardon, refuso. Era “Due passati governi di sinistra (PDS/DS ora PD) non hanno neppur saputo scalfire le baronie universitarie.”
Commento di Antonio 17 Ottobre, 2008 @ 11:21 amEhm, ho impressione che il prode Antonio abbia letto un altro articolo…
Commento di erodoto 17 Ottobre, 2008 @ 12:25 pmLeggo spesso e apprezzo sempre quello che scrive Marco Simoni. rimango colpito, in tempi in cui ha ragione chi più urla dalla sua prosa semplice asciutta e dalle sue analisi chiare. Oggi, e mi pare veramente la prima volta, leggo una vera soffernza nella sua denuncia della situazione in cui versa l’Università Italiana. Concordo poi che la cosa peggiore, e che ci fa più soffrire, è l’indifferenza generale! Non si può non pensare che se le migliaia di marco simoni che lavorano e fanno ricerca all’estero potessero lavorare in Italia questo paese sarebbe profondamente diverso.
Commento di Pier 17 Ottobre, 2008 @ 1:29 pmSe lo dice erodoto…
Commento di Antonio 17 Ottobre, 2008 @ 1:38 pmAttendiamo il parere di anassagora.
[...] L’Università, scrive odisseo, “affonda in silenzio“. [...]
Pingback di 476 d.C. « Tau Zero 17 Ottobre, 2008 @ 3:45 pm@ Antonio: Anassagora l’ho appena chiamato al telefono, dice che è d’accordo con me! :D
Commento di erodoto 17 Ottobre, 2008 @ 3:52 pmEhi! Grazie a tutti per l’attenzione. Questo e’ stato uno dei pezzi che ho fatto piu’ fatica a scrivere. La rabbia ottunde, facevo fatica a rimanere lucido mentre scrivevo!
Commento di marcosimoni 17 Ottobre, 2008 @ 4:34 pmConcordo su tutto il pezzo. Bravo Marco. Che tristezza, ma soprattutto, che rabbia.
Commento di Filippo Zuliani 17 Ottobre, 2008 @ 7:19 pmUn articolo magnifico e ineccepibile. Il grande problema non è tanto la “fuga dei cervelli”, quanto il fatto che nessuno viene da noi. Il mondo attuale della ricerca vive da tempo in una grande osmosi: le menti cricolano, le varie università ricevono e prendono in uno scambio continuo. Solo che da noi non viene nessuno. Noi produciamo da almeno 10 anni un eccesso di talenti indesiderati. In un’epoca di risorse scarse, la priorità va ai “figli di”, agli amici e alleati, alle logiche relazionali. Chi dovrebbe venire in Italia, se poi i talenti sono indesiderati, se poi i posti e le cattedre vanno tutte o quasi tutte ai soliti noti?
Nessuno viene a fare dottorati in Italia. Siamo tagliati fuori. In tutte le università europee si trovano comunità composite, italiani, cinesi, americani, tedeschi, e così via. I giovani studenti cinesi, con una preparazione spesso formidabile, vanno in massa a studiare a Berlino, a Parigi, a Londra, a New York. Da noi vengono solo per aprire i ristoranti.
Avrei poi da ridire su buona oarte del cosiddetto “precariato” della ricerca, in buona misura composto da tirapiedi e portaborse che docilmente stanno in coda e accettano ogni sorta di umiliazioni pur di aspirare un giorno a uno strapuntino, ciascuno “quando sarà il suo turno”.
5 o 6 anni di leccaculismo per fare un dottorato o magari una specializzazione in un reparto medico.
A meno che non succeda di essere moglie o figlio di. Allora, non si sa come, le cose accadono in fretta. I concorsi spuntano fuori come funghi, che è un piacere vederli. Se sei moglie di Frati o figlio di Berlinguer, stai sicuro che intorno ai 30 anni sei ordinario. Un’università che elegge Frati rettore andrebbe commissariata moralmente. E’ indifendibile.
Ho quindi prima di tutto un po’ di pena per quei ragazzi che, con idee vaghe, con linguaggio consunto, si trovano di fatto ad allearsi dei pescicani che gli hanno spolpato l’anima.
Commento di francini 17 Ottobre, 2008 @ 10:09 pmSTANDING OVATION.
Punto e basta.
Commento di Anellidifumo 17 Ottobre, 2008 @ 10:51 pmNon solo è un articolo che condivido in toto. Ma hai anche imbroccato per la prima volta un incipit giornalistico degno di questo nome! Hahahahhaha! Davvero bravo, complimenti. Ho linkato da AdF con un titolino che spero ti farà ridere. :-D
Commento di Anellidifumo 17 Ottobre, 2008 @ 10:57 pmE mille occupazioni non servirebbero a nulla.
Al massimo porterebbero ad una sanatoria come nel 1980.
Non vale la pena lottare. Siamo un paese a metà.
Commento di Fabio 18 Ottobre, 2008 @ 7:07 amIneccepibile, da tempo ho deciso di protestare solo se a prostestare con me non ci saranno professori e rettori. A loro non dovrebbe andare nemmeno un centesimo.
Commento di controreazioni 18 Ottobre, 2008 @ 7:42 amDevo dire che Brunetta è un grande!!
Commento di montoya 18 Ottobre, 2008 @ 10:39 amC’è qualcosa che non mi torna in tutto ciò. Perché io studio a Padova, e non è stato il magnifico rettore a invitare gli studenti a protestare, ma noi studenti a chiedere al rettore di mettere all’ordine del prossimo senato accademico un’assemblea pubblica di protesta.
In sincerità essere trattato come uno strumentalizzato quando sono maggiorenne da qualche anno mi dà fastidio.
Inoltre che sia tutto colpa delle baronie mi fa ridere, riporto il confronto dell’attuale spesa per l’università e la ricerca in Italia e all’estero:
Dati OCSE
* Spesa annuale per studente:
o USA: 24.370$
o Inghilterra: 13.506$
o Germania: 12.446$
o Francia: 10.995$
o Media OCSE: 11.512$
o Italia: 8.026$
* Spesa pubblica annuale per studente:
o USA: 8400$
o Inghilterra: 9400$
o Germania: 10200$
o Francia: 9300$
o Media OCSE: 8400$
o Italia: 5400$
A matematica a padova non ho mai sentito un dottorando lamentarsi di baronie, mentre ci sono la quasi totalità degli studenti migliori che se ne vanno in francia a finire l’università con la speranza (certezza) di trovare lavoro lì.
Inoltre i tagli all’università e il licenziamento dei ricercatori precari dubito colpiranno raccomandati e vecchi professori.
Anzi i giovani ricercatori che ancora ce la fanno a lavorare si beccano un decurtamento dello stipendio dovuto a uno spostamento dello scatto di carriera da 2 a 3 anni. Ovviamente un provvedimento del genere non tange anziani professori, ma sicuramente i pochi giovani rimasti.
Con questo non mi metto certo a negare l’esistenza di baronie e malcostume nell’università italiana. Vorrei far notare che almeno nell’ambito scientifico ci sono persone che con quel poco che passa lo stato fanno miracoli e non si meritano certo i brunettismi che ho appena letto.
Commento di cervellinfuga 18 Ottobre, 2008 @ 11:27 am@cervelli: guarda che quei dati sono al lordo dei fuoricorso
Commento di LMP 18 Ottobre, 2008 @ 12:37 pm@ cervellinfuga: dopo anni di amare riflessioni, sono giunto alla conclusione che quando siha a che fare con fenomeni così vasti bisogna rifuggire dalla spiegazione monocausale. Senz’altro le spese per l’università in Italia sono inadeguate; ma altrettanto senz’altro quei fondi che arrivano in molti (non tutti, deh, ma molti) casi sono impiegati male, e in qualche caso addirittura come peggio non potrebbero. L’effetto combinato è quello che abbiamo davanti agli occhi. E che pagheremo per chissà quanto.
Commento di erodoto 18 Ottobre, 2008 @ 1:20 pm[...] reazione a questa cappa universitaria italiana; come nel mio carattere e forma mentis, una reazione mediata in senso pragmatico. Quanto [...]
Pingback di Signs « Uguali Amori 18 Ottobre, 2008 @ 5:45 pmtanta intelligenza in questi commenti, ma c’e’ qualcosa che non torna. e questa e’ come sarebbe possubile, in un paese semiliberale e semicapitalista quale l”italia avere risultati opposti ai paesi con strutture simili alla sua, (Germania, Francia). la struttura sociale , come detto e’ simile, quindi il consenso politico pi’ o meno si costruisce allo stesso modo. Di conseguenza non puo’ essere la “politica” il guaio. Ritengo che i guai della Universita’ dipendano molto di piu’ dal fatto che la stessa universita’ si e’ strutturata male. anche se ricevesse tutto il bilancio italiano, non farebbe che sprecarlo.
Commento di alberto lupi 18 Ottobre, 2008 @ 6:19 pmscusate, prima ho lasciato per errore un rapido commento come LMP.
Dunque cervelli, se leggi Perotti citato sopra, ti spiega che i conti che porti tu sono falsati dal conteggio dei fuori corso, mentre con parametri normalizzati esce fuori che noi spendiamo piu’ o meno come gli altri paesi europei (dove non esistono i fuori corso non frequentanti).
Secondo, “brunettismi” vallo a dire in qualche altro blog. E, da prof e non da paritetico opinionista, ti sconsiglio vivamente di usare “ismi”, specialmente se molto recenti, che spesso vengono usati per mascherare la totale assenza di argomenti. Invece, se uno gli argomenti ce li ha, allora e’ meglio esprimerli in italiano corrente.
Commento di marcosimoni 18 Ottobre, 2008 @ 7:20 pmio ho l’impressione che negli ultimi trent’anni si sia voluto apposta affossare il miglioramento educativo del popolo italiano. le baronie sono uno strumento, come il taglio dei fondi, o la logistica. questo non è un paese per giovani.
Commento di Icekent 18 Ottobre, 2008 @ 9:50 pmÈ evidente che nel mondo universitario italiano non ci sia meritocrazia.
Commento di merlin0 19 Ottobre, 2008 @ 2:16 pmSe prevedo chi vince le elezioni politiche divento ospite a vita di “Porta a Porta”.
Se prevedo chi vince 13 partite di calcio più o meno noiose divento milionario.
Ma se prevedo chi vince un concorso universitario, nessuno mi festeggia. Non c’è alcun premio per i veggenti accademici.
continua
Marco,
ci hanno fregato. Io non ho votato per Frati, ma eravamo troppo pochi. D’altro canto il rettore della Sapienza, si sa, lo decide il Policlino.
Detto questo: il tuo nuovo blog è very ugly. E il tuo sito alla LSE anche. It doesn’t live up to the standard. Guarda il mio e impara.
Commento di Federico 19 Ottobre, 2008 @ 6:07 pmCon quale credibilità magnifici rettori e presidi di facoltà protestano contro i tagli del governo? Nessuna, ovvio. Tuttavia sfugge ai piu’, soprattutto ai valevoli, preparatissimi ma espatriati professorini qui presenti, che a sinistra nessuno ha alzato un dito contro i tagli alla scuola pubblica, pur avendo credibilita’ e tutte le ragioni. Bisognava aspettare i baroni di destra per riempire il vuoto spinto della politica d’opposizione del PD e le ignavie decennali di sinistra. Grottesco che qui si trionfi questo articolo di Simoni.
Commento di Antonio 20 Ottobre, 2008 @ 7:34 amIo condivido la tua critica al sistema baronale universitario, ma non vedo in che modo questa critica sia incompatibile con una critica all’azione di questo governo. Il blocco del turn-over ed il taglio drastico dei fondi non possono che rafforzare tale sistema baronale.
Commento di Massimo 20 Ottobre, 2008 @ 8:31 amPiù si rende difficile l’accesso al sistema delle nuove generazioni (allungamento del precariato, diminuizione delle opportunità di ingresso) più aumenterà il potere ricattatorio di chi dentro l’università già c’è. La cosa più grave, a mio parere, ripeto, è il blocco del turn-over.
L’università italiana va riformata profondamente, e lo dico da ricercatore universitario, quindi dall’interno del sistema. Ma di una riforma, appunto, c’è bisogno e non di un taglio netto, che colpisce indistintamente i meritevoli e i parassiti, le isole felici e le fogne a cielo aperto, i fannulloni e quelli che annaspano e si dibattono in un sistema che non riconosce il merito cercando di mantenere il passo con gli altri paesi.
Ottima analisi. Complimenti
Commento di Melandroweb 21 Ottobre, 2008 @ 11:36 am[...] per cui non ho intenzione di unirmi alle proteste di questi giorni, basate sull’alleanza con i veri responsabili del disastro dell’università e imperniate su una sostanziale difesa dell’indifendibile. Un partito serio e meno [...]
Pingback di Francesco Costa » Not in my name 22 Ottobre, 2008 @ 11:24 amperche’ il PD non fa sua la proposta avanzata su lavoce.info: distribuire i fondi in basi ai risultati dei comitati di valutazione? basterebbe veramente poco per tagliare le gambe alle baronie insensate. nei settori scientifici ci si mette un secondo a valutare un professore/dipartimento: si guardano pubblicazioni su riviste con referee. gia’ questo impedirebbe di dare fondi a professori e ricercatori che non pubblicano da 5/10 anni.
Commento di michele 29 Ottobre, 2008 @ 11:12 amsalve.
visto che mi sembrate tutti molto informati sulla situazione universitaria italiana vorrei approfittarne per farvi alcune domande, alle quali spero mi rispondiate in modo serio, ma soprattutto onesto.
1. vorrei sapere da voi, visto che non si capisce, cosa comporta la “possibilità” di trasformare le università in soggetti di diritto privato on-luss? significa che questi, possono fare come vogliono? aumentare le tasse a piacere? oppure semplicemente devono rispettare solo degli obblighi di bilancio(possibilità di fallimento in caso di cattiva gestione)?; devono seguire le direttive politiche oppure diventano semplicemente delle aziende a scopo di lucro (occulto ovviamente)?
2.negli altri paesi europei che tipo di ordinemento hanno? sono pubbliche, sono private o sono miste? funzionano veramente meglio delle nostre? e perchè?
3. in qualsiasi caso…, ma questa è un’opinione, non vi sembra che se le aziende poi usufruiscono dei benefici della ricerca, devono essere indotti a finanziarla? dico anche: a finanziare specifiche ricerche per il loro tornaconto che poi diventa il tornaconto di tutti?
4. ipotesi: se lo stato si limitasse a finanziare l’aspetto gestionale-amministrativo( stipendi e spese fisse) solo con un fondo dedicato-corrispondente al minimo indispensabile per far sopravvivere un ateneo, in base agli iscritti ovviamente-, più un grande fondo per la ricerca e le attrezzature necessarie (tenendo conto anche delle esigenze della didattica) non sarebbe meglio? con fondi separati non ci possono essere sprechi, o quantomeno vengono ridotti!
5.la mia opinione è: I TAGLI ALL’UNIVERSITà FANNO BENE… SONO I TAGLI ALLA RICERCA CHE FANNO MALE!
sbaglio?
grazie in anticipo.
Commento di Andrea 7 Novembre, 2008 @ 1:34 am(gradirei risposte logiche e razionali. per proclami e luoghi comuni sono solito rivolgermi ai media convenzionali!)
[...] per cui non ho intenzione di unirmi alle proteste di questi giorni, basate sull’alleanza con i veri responsabili del disastro dell’università e imperniate su una sostanziale difesa dell’indifendibile. Un partito serio e meno concentrato su [...]
Pingback di Francesco Costa » Che ti pareva 18 Novembre, 2008 @ 3:51 pm