Daniele è un bambino bello che ha anche un blog bello, fatto dal suo papà.
Erano anni (infatti non ricordo l’ultima volta, forse D’Alema nel 1995-96?) che un leader di sinistra non faceva saltare i nervi a uno di questi fascisti tremendi che governano l’Italia, dicendo cose semplici con calma ed educazione e facendone emergere con chiarezza la vera natura. Era ora.
Ovvero, magari non vuoi che tua figlia sposi un nero, ma mica cacci il vigile del fuoco che ti viene a salvare quando la casa brucia, no?
Mi sono formato in una famiglia politica in anni in cui, dopo la caduta del muro, ci veniva spiegato che la politica doveva adattarsi all’economia. Accanto ai sogni rivoluzionari bisognava dismettere anche eccessive pretese di giustizia sociale: compito della sinistra era diventata la buona amministrazione, più competente della destra. Era una lezione sbagliata, figlia delle delusioni del ventesimo secolo. Pietro Scoppola ci spiegava l’illusorietà simmetrica dei conservatori e dei rivoluzionari. Ma smettere di aspettare il sol dell’avvenire non significa rinunciare agli ideali di uguaglianza economica e sociale, non significa rinunciare ai desideri di giustizia e cambiamento, significa al contrario liberarli e dispiegarli al massimo, lasciando a terra la zavorra della ideologia, delle soluzioni astratte ad ogni problema concreto, dell’illusione di voler comprendere ogni complessità con una formula preparata. E così, il tempo della globalizzazione è il nostro tempo. L’economia è globale: la comunanza di destino degli esseri umani è diventata, da concetto filosofico, una verità di fatto. La società cosmopolita, di persone, lavori, associazioni cresce ogni giorno. Ora la politica deve diventare globale. E’ tempo di affrontare con metodo democratico il governo della finanza internazionale, i cambiamenti di clima, le grandi migrazioni, la povertà: solo alcune delle tante questioni globali che rimangono senza soluzione. E’ questo allora il futuro in cui dobbiamo entrare: il futuro prossimo in cui la politica orienti, con metodo democratico, l’uso delle risorse comuni, le scelte distributive, la soluzione dei problemi, sapendo che – ed è l’ultima parte di quella lezione sbagliata – non esiste sempre una sola soluzione ottimale. Al contrario, sulle questioni di fondo le scelte dipendono interamente dai valori che si vogliono perseguire.
Versione estesa sul sito de l’Unità
Questa storia dell’appello per Saviano è veramente insopportabile. Non conosco Saviano, ma se lo conoscessi gli direi l’unica cosa che a me pare sensata. Vieni a Londra, ti affitto una casa a nome mio, nessuno ti conosce, la città è grande, fai quello che ti pare e nessuno se ne accorge. Non potendoglielo dire, spero che qualche suo amico o conoscente o persona dignitosa, glielo abbia detto, dato che Londra è uno dei pochi posti al mondo dove si sparisce proprio, si annega nella metropoli. Diciamo forse l’unico in Europa. Detto ciò, questa storia dell’appello dei Nobel e delle firme su Repubblica la trovo insopportabile. Mettere una firma sotto un appello estremamente generico (“siamo contro il male e per il bene!”), pulisce la coscienza, fa sentire meglio, fa sentire di essere nel giusto, senza nemmeno quel pò di bene che fanno le duecento lire al mendicante. Almeno il mendicante può comprarsi una caramella, qui nemmeno questo. Tenendo poi presente che sono tre settimane di seguito che l’Espresso spiega come uno dei potenti sottosegretari del governo, capo del PDL in Campania sia, a detta di pentiti affidabili, un uomo dei Casalesi, l’appello, vago come le dichiarazioni di circostanza dei membri del governo, è sommamente cacofonico nella sua ipocrisia, nella mancanza di impegno e serietà, nella sua vuota superficialità.
Aggiornamento del giorno dopo
Dopo aver ricevuto una email da un amico belga di stanza a Budapest che mi invitava a sottoscrivere la petizione ho un po’ cambiato idea. I firmatari dell’appello alla fine vorrebbero fare qualcosa, se potessero dare almeno le 200 lire le darebbero, e probabilmente qualcosa di più. Rimane ferma tuttavia l’opinione sull’appello in sè. Mi piacerebbe sapere quanti di quei premi Nobel, personaggi importanti, o Repubblica, abbiano offerto una casa a Saviano, oltre a chiedere ogni giorno a Berlusconi di licenziare il suo sottosegretario.
Essere contenti perché si scopre che Safari esiste anche per PC è un segno inequivocabile di estremismo da cui dovrei guardarmi. Ma quanto si vedono meglio i caratteri e le grafiche? Ed è anche chiaramente più veloce di Volpedifuoco.
Con quale credibilità magnifici rettori e presidi di facoltà protestano contro i tagli del governo? Dopo aver eletto, rapidamente e con una maggioranza schiacciante, Luigi Frati come proprio rettore, con quale onestà intellettuale i presidi della Sapienza sostengono che è il centrodestra ad uccidere l’università, addirittura convocando gli studenti per mobilitarli contro il governo come è accaduto ieri nella facoltà di Ingegneria? Mi sono laureato in Scienze Politiche all’università di Roma nel 2000, la mia storia è talmente tipica della mia generazione da risultare banale.

