Girovagando per la rete mi è capitato di vedere un video dell’intervento di D’Alema al congresso DS del 1997. Nel guardarlo sono stato colpito da un po’ di nostalgia, sono passati undici anni, ero giovane all’epoca, e molto orgoglioso della mia militanza e dei miei leader. Non solo perchè il centrosinistra governava un po’ ovunque, Prodi e Veltroni a palazzo Chigi, un governo che faceva cose rivoluzionarie tipo che i primari dovevano scegliere se lavorare per il pubblico o per il privato, un leader giovane e determinato come D’Alema sembrava poter traghettare e modernizzare un partito popolare come quello in cui militavo io verso il nuovo millennio. Un dibattito anche aspro col sindacato sul lavoro e le sue protezioni sembrava una cosa tutto sommato naturale e possibile e ci aspettavamo la nascita di un compromesso strutturale che potesse trovare un equilibrio tra i vecchi e i giovani, convinti che solo la sinistra avrebbe potuto farlo.
Era proprio così: solo la sinistra avrebbe potuto farlo, ma non c’è riuscita. E la destra ha invece solamente scavato il solco tra le generazioni, mettendo tutto il peso della globalizzazione sulle spalle dei più giovani, gettando il futuro e la capacità creativa nella fossa della precarietà e nell’arbitrio delle migliaia di signorotti feudali che dominano la nostra società e che hanno spinto a destra, e poi anche a sinistra, per il mantenimento dello status quo.
Secondo me il senso della sconfitta del centrosinistra sta anche nello iato drammatico tra quelle speranze e quegli obiettivi, così chiari all’inizio degli anni ‘90 e culminati con la vittoria del 1996, e l’attuale vittoria culturale e politica della destra. La speranza, in quella battaglia per il governo del centrosinistra di D’Alema, Prodi, Veltroni e le altre persone di una nuova generazione politica alla ribalta negli anni ‘90, nasceva dall’idea che toccasse alle forze eredi dell’arco costituzionale ricostruire le basi dell’Italia al tempo della globalizzazione. Questo comportava tante cose, la riscrittura della regole costituzionali, concepire un nuovo sistema di protezioni sociali, riscoprire il senso e il valore della legalità come premessa del vivere comune, fondare su una concezione moderna della cultura le basi del nostro posto nel mondo, la facoltà di liberare le energie degli italiani che oscillano sempre tra coraggio, avventura, e opportunismo, sulla base di un nuovo contratto sociale che guardasse al domani più che al presente.
Dieci anni dopo, invece, il compito di orientare la barra del futuro dell’Italia spetta chiaramente alla destra, che vince anche perchè assicura la continuità di molte caratteristiche tipiche dell’Italia, tra cui la deferenza assoluta nei confronti del potere, le gerarchie sociali come primario parametro comportamentale, con la conseguenza ovvia del nepotismo e del dominio delle corporazioni. In questo senso siamo chiaramente davanti ad una destra conservatrice, profondamente conservatrice. In un’epoca globale, questo conservatorismo culturale mina in nuce possibilità di crescita culturale ed economica, ed è per questo che la destra è diventata no-global. Il neo-protezionismo di Tremonti e Sarkozy ha una base politica chiara, è un modo di perpetrare la scala di valori conservatrice che ha bisogno di un nemico interno su cui sfogare le paure (i clandestini o i rom) ma anche di un sistema chiuso dove gerarchia e potere possano continuare ad accumulare rendite.
Quelle speranze si sono infrante, il centrosinistra si era dato un obiettivo che non ha raggiunto e ora per forza si trova ad inseguire, perchè l’elaborazione di una nuova agenda per l’Italia non si improvvisa. Le stesse speranze dell’inizio degli anni novanta, derivavano dal cumulo di civismo ed educazione alla vita democratica che la parte migliore dei partiti della prima repubblica non aveva mai cessato di portare avanti.
(qui il video)
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Forse oggi quei leader dovrebbero fare un passo indietro, con la stessa dignità di Prodi. E si può fare politica anche senza Rutelli, Finocchiaro, visti i risultati.
Commento di samuelesiani 16 Maggio, 2008 @ 2:49 pmSamuele dice bene, ovvio.
La tua analisi è corretta ma incompleta. La Destra non ha vinto politicamente e culturalmente solo per quei motivi, pur importanti, che indichi. Ha vinto perché ha fatto una signora opposizione negli anni in cui governava il centrosinistra, e chi non era d’accordo con Prodi nel paese ha sentito rafforzate le sue convinzioni, mentre chi era inizialmente d’accordo, come me, si è sentito via via distaccato, fino all’astensione dal voto.
Poi ha vinto perché la Destra dopo tanti anni ha imparato, grazie alla Lega e al Msi-An, a fare politica in strada: circoli, sezioni, club: volantinaggi, scuole, mercati. E, soprattutto, la Destra ha vinto grazie all’uso delle televisioni. Non tanto per quel 1,5 milioni di ipnotizzati che ascoltano emiliofede, quanto per quei 15 milioni che si sintonizzano tutti i giorni su Mediaset e ne assorbono i valori: denaro, successo, fama, denaro, denaro, non importa come vengono ottenuti - se amoralmente o no - l’importante è che ci siano.
L’errore, se vogliamo, è antico, addirittura di Enrico Berlinguer, quando acconsentì al progetto di Craxi di dare le frequenze tv gratis a Berlusconi, in cambio dell’occupazione di Rai Tre al PCI. La classe dirigente comunista di allora non seppe capire il peso, l’importanza del mezzo televisivo. Se non ci fosse stata Tangentopoli, oggi le tv di Berlusconi avrebbero aiutato lo status quo di Bettino, e in ogni caso la sinistra ex-comunista sarebbe all’opposizione.
Infine, la Destra ha vinto perché ha imparato a fare una comunicazione politica molto elementare e davvero molto efficace. Una cosa che voi altri non avete ancora imparato, e Veltroni, che è il vostro miglior comunicatore, ne è l’esempio, quando si mette a parlare di shadow cabinet o a fare discorsi buonisti destinati automaticamente a un livello più alto dell’opinione pubblica.
Tutto questo per tacere dei mille gravi errori del PD e della Sinistra, chiaro, che ci sono stati e hanno in ogni caso determinato gran parte dello sfacelo attuale.
A meno di pessimo governo, Berlusconi e la Destra rimarranno al potere altri 15 anni. Come per altro è anche giusto, nel momento in cui chi perde si ripropone per l’ennesima volta.
Commento di Anellidifumo 16 Maggio, 2008 @ 3:47 pm