Marco Simoni


Autocritica
1 Maggio, 2008, 5:21 pm
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Dopo aver scritto il post ironico qui sotto mi sono riletto i commenti che hanno continuato a scrivere le persone sul caso della donna incinta che vuole abortire per motivi economici e ho pensato che il mio post ironico fosse una cagata. Non per la cosa che osservava, ma perchè si trattava chiaramente di un tema talmente intenso da provocare reazioni istintive e commenti, e racconti personali a volte tragici, mentre io mi sono limitato a riportare in maniera quasi asettica la notizia, e il post ironico ha aggiunto un tono idiota che ricordava il fare distaccato del chirurgo che però può essere scambiato col fare distaccato del macellaio. E mi sono venute delle considerazioni sul divorzio tra ragionamento politico o sociale e fatto personale, del fatto che per non cedere al moralismo ipocrita alla grillo si finisce per considerare ogni scelta individuale come una cosa su cui non poter parlare a priori. Invece i comportamenti individuali finiscono inevitabilmente per avere riflessi pubblici e se uno è interessato a capire dove va la società, ed intervenire nei dibattiti pubblici, rimane un’illusione pensare di distinguere per sempre i due ambiti.

Questo non significa giudicare moralmente o condannare o ergersi a censori del giusto o dello sbagliato. Tra essere moralisti ed essere indifferenti esiste anche la strada della realtà e delle cose che uno farebbe o delle cose che uno fa. La distanza, o vicinanza, tra parole e idee e la forza inequivocabile delle azioni. Nel caso specifico dell’aborto legato a problemi economici, io trovo sia sbagliato giudicare in astratto a quali beni materiali uno possa o non possa riunciare, trovo sia ipocrita pensare che le mortificazioni professionali possano sempre essere affrontate e risolte, specialmente in condizioni di permanente e costante oppressione come quella a cui sono sottoposte tante persone come la donna di quella lettera, precarietà economica, personale, esistenziale.

Detto questo, se la conoscessi, se fosse una mia amica, le consiglierei in ogni modo di non abortire, le offrirei il mio aiuto, economico e personale con i grandi limiti che entrambi avrebbero. Lo farei perchè in quella storia, nei termini in cui è stata raccontata, l’aborto mi sembra una soluzione sbagliata e una strada sbagliata per la donna, per la sua vita, non per una retorica difesa della vita del bambino che aspetta che, al momento, secondo me, non c’è, non è ancora iniziata. Se poi la decisione di abortire fosse presa comunque, cercherei di offrire la mia amicizia e la mia vicinanza, senza alcun giudizio morale, ma pensando che abbia preso una decisione sbagliata per se stessa e per la sua vita, e che dunque avrà bisogno di più aiuto e più calore per affrontarla, molto di più di quanto le sarebbe stato necessario con un bambino. Che, quando nasce in mezzo all’amore, ha bisogno di molto poco e porta con sè tutta l’energia che serve ai genitori.


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