Metti che il più importante cantautore italiano passi per Londra e venga a fare due chiacchere con te e altre 30 persone nel più accogliente salotto della città, la libreria di Ornella. E metti anche che non canti, ma che dica cose che valeva la pena di ascoltare.
Non sono in grado di essere presente all’appuntamento all’ambasciata americana assieme a Lauren e Nicolò, ma il mio consenso è necessario perchè mio figlio minorenne possa entrare in possesso di un passaporto americano (con tanto di foto!), a sua volta necessario perchè possa viaggiare solo con la madre. L’ambasciata americana ha dunque detto a Lauren che l’alternativa era che io firmassi una procura davanti ad un notaio. Ho pensato fosse uno scherzo, una candid camera sull’incubo del notaio che ogni italiano porta con sè, una figura ancestrale di taglieggiatore privilegiato senza ragione che mi insegue senza pietà. Invece era vero, e ho dunque, con estrema facilità, preso un appuntamento per il giorno dopo con un notaio a un tiro di schioppo dalla mia università. Dell’Inghilterra si dà, spesso e a torto, l’immagine di un paese supermoderno, una specie di fliliale oltreoceano degli Stati Uniti, dimenticando invece che nel pur notevole cambiamento che ha attraversato negli ultimi 20 anni, l’Inghilterra rimane un paese molto conservatore, e con qualche ragione, aggiungo. Il notaro de Londra, tuttavia, per via delle riforme che non lo rendono obbligatorio per quasi nulla (la compravendita di case, per esempio, si fa con due avvocati, uno per parte), non è altezzoso e sontuoso come i suoi cugini italici. Non ha ottanta segretarie e i pavimenti di marmo, ma una receptionist dietro al vetro. Trovi facilmente appuntamento, ti apre lui la porta, e paghi circa la metà. Ora, voglio dire, sessanta suonate sterline per 1 minuto di lavoro, un sigillo del 1800, e anche la mia pazienza nell’osservare queste orrende cravatte rosa che si mettono gli inglesi, non sono mica poche. Ma sono sempre meno dei 200 euro che Lauren pagò per dichiarare di essere se stessa davanti a due testimoni (sic), condizione necessaria al nostro matrimonio. La buona notizia per i notai è che anche se l’Italia abolisse il residuo medievale che si nutre delle nostre compravendite eliminando le loro prerogative, essi comunque vivrebbero agiati. Il notaro inglese aveva la sua porca mont blanc, le orride stampe ai muri e l’ufficio in un bel palazzo al centro.
Ivan è stato il protagonista della esperienza politica più innovativa e seria da quando esistono i blog in Italia, è una persona con una storia specchiata, una passione civica autentica, è competente, ha la capacità di creare consenso tra chi altrimenti penserebbe ad altro e voterebbe altrove. Ha costruito una aggregazione politica di tipo nuovo nel tempo nell’antipolitica, viene riconosciuto dai migliori cervelli all’estero come esempio del cambiamento che si aspettano, è stato leale e coerente all’idea del Partito Democratico da quando ha iniziato a fare politica. E’ pure simpatico. Come ha detto giustamente Alberto Biraghi in una bella email che mi è arrivata stamattina, il fatto che sia necessario scrivere una petizione per averlo in Parlamento è indice del livello a cui ancora siamo, nonostante gli sforzi.
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Evidentemente Stefania Prestigiacomo è una candidata troppo decente per la destra in Sicilia.
La candidatura di Marianna Madia è una di quelle notizie non solo buone, ma che mettono buonumore. Non ho il piacere di conoscerla, anzi, non la conosco nemmeno di seconda mano (cioè non conosco qualcuno che la conosce) e questa mi sembra una ottima notizia perchè, bazzicando la politica dall’età della ragione, alla fine si conosce un po’ tutti. Dunque è una buona notizia perchè dà un senso di apertura. E’ una buona notizia perchè allarga la visuale a tante persone, fa scorgere nuove possibilità. Alcuni intelligentoni la bolleranno come una semplice operazione di immagine, ma quando dài le opportunità alle persone e le metti in grado di fare le cose, non sai mai come va a finire. Specialmente quando si tratta di una giovane donna che non ha nulla da perdere e tutto da vincere (il primo che la chiama ragazza, un pugno sul naso). Poi, pensate alla bambina di 12 anni che sta guardando la TV e dice alla mamma “anche io voglio fare la parlamentare da grande.” Fino a ieri, la bambina di 12 anni con chi avrebbe potuto identificarsi? A questo servono candidature come questa, a far crescere i sogni: più donne entreranno in politica quando più donne lo desidereranno. Nello specifico poi, ho sentito una sua battuta di trenta secondi al telegiornale che mi pareva sensata e ben articolata. Ha fatto l’università, che è un progresso gigantesco rispetto alla media della classe politica della scorsa generazione. Scommetterei che sa anche usare il computer e forse sa persino cosa significa Internet 2.0, ma non diciamolo in giro che poi ci ripensano. Personalmente, le faccio un enorme in bocca al lupo che secondo me non sa quanto sarà dura: noi le daremo certamente una mano.
A me una sfida elettorale tra Stefania Prestigiacomo e Anna Finocchiaro per la presidenza della Sicilia mi sembra quasi più rivoluzionaria di quella tra Obama e Hillary.
Non per fare il gradasso e vantarmi, ma io Diego Bianchi lo conosco proprio bene. Nel lontano ‘25, quando mi iscrissi alla figgiccì (dalla pronuncia si capisce che stavamo a Roma), lui era già una piccola personalità. Insomma, uno andava alle riunioni e assemblee (avevo, diciamo, 14-15 anni) e vedevi questo coi dreads che parlava coi capi, faceva cose fiche legate alla musica, alla politica, alla politica nella musica e nuovi linguaggi ggiovanili, e allora chiedevi al tuo Segretario di Sezione, “ma chi è quello?”, e lui, guardandoti come si guarda un pivello diceva: “quello è Diego Bianchi, di Garbatella”. Non vorrei si pensasse che Diego sia chissà quanto vecchio, avrà circa quattro-cinque anni più di me. All’epoca tuttavia la differenza d’età era abissale, non faccio esempi impudici perchè non sono Diego, ma insomma mi sono spiegato.
Qui sotto trovate l’ultima fatica di Diego, il quinto episodio di Tolleranza Zoro, secondo come serial solo a The West Wing, ma prima voglio sottolineare altre due cose dall’alto della mia esperienza di conoscenza personale del Maestro.
Primo, la sinistra italiana è entrata in crisi quando anzichè mettere Diego dietro la produzione di contenuti e comunicazione, ha deciso che era troppo creativo, non controllabile, “lasciate lavorare i professionisti”, quei professionisti degli slogan patetici e delle campagne di comunicazione vuote come dei gusci vuoti e insipide come l’insalata quando si sta a dieta. Certo, non è solo un fatto di comunicazione, e certo che non è che Diego Bianchi svoltava la carriera a Fassino, ma insomma, un po’ la migliorava.
Secondo, le cose che raccontava in Tolleranza Zoro puntate 1 e 2 (cercatele su youtube) sono azzeccate in maniera perfetta: l’atmosfera di quegli anni, le successive delusioni dei militanti, ma soprattuto - secondo me - una concezione della politica e della storia fallimentari in nuce. La sinistra italiana (e in buona parte anche quella francese, tedesca, danese, austriaca) ha concepito, raccontato e interpretato la storia degli ultimi quindici-vent’anni come la creazione di un mondo che fa schifo ma a cui ci si deve adattare per mancanza di alternative. Nel frattempo, la destra cambiava la storia a suon di battaglie ideologiche. Quell’impostazione data a noi giovani di allora era falsa e sbagliata, la storia apre sempre porte nuove e nuove opportunità, e chi non le vede è triste, depresso, settario, e perde le elezioni. Insomma, Tolleranza Zoro è un po’ come Obama.
Invece, e questo si vede bene nelle puntate 3, 4 e 5, c’erano tante cose buone in quegli anni e anche nella nostra formazione. Leggera ma seria, moderna ma antifascista, spregiudicata e realista ma onesta, tutte cose che tornano utili prima o dopo.



