All’Unità almeno hanno il senso del ridicolo che manca a Rutelli e hanno scelto una immagine corretta per accompagnare la “notizia“.
All’Unità almeno hanno il senso del ridicolo che manca a Rutelli e hanno scelto una immagine corretta per accompagnare la “notizia“.
In questi giorni, le cronache di alcuni blogger ci raccontano della commissione Statuto del PD che si è insediata sabato scorso. La discussione si centra sul ruolo da dare agli iscritti al partito, che tipo di poteri di conferire ai vari livelli, e si è quindi finito fatalmente per discutere sul peso da dare alle tessere.
Ora, non voglio dilungarmi. La mia posizione è che la soluzione migliore sarebbe quella del New Labour, con un “congresso” (parlo sinteticamente) eletto per metà dalle sezioni, per un quarto dagli iscritti collettivi (sindacati, ma potrebbero essere anche altre associazioni, ad esempio iMille, Legambiente, etc.) e per un quarto dal gruppo parlamentare. Nel modello italiano si potrebbero aggiungere dei ruoli che vanno obbligatoriamente confermati con le primarie: segretari, candidati a cariche monocratiche (come i sindaci), e così via. Insomma, un partito aperto (senza raccolte di firme per le primarie per favore) ma abbastanza strutturato da non diventare plebiscitario.
Siccome però siamo in Italia, sono convinto che il modo migliore per arrivare ad un risultato del genere sia chiedere tout court il fatto che non esistano iscritti, come suggeriscono sia Ivan che Mario, di cui ho apprezzato molto gli interventi in commissione. Perchè una cosa sia chiara: le tessere dei partiti sono una delle cose vecchie e portatrici di guai. Lo dico conservando con orgoglio tutte le tessere che ho avuto, dalla ultima della FGCI alla ultima dei DS. Come molte cose, anche le tessere hanno elementi positivi ed elementi negativi e il risultato netto dipende dal tempo. Esprimere quattro preferenze era una bella conquista di democrazia nel 1948. La decidemmo di cancellare nel 1991 perchè era ormai diventata solo uno strumento in più dei mafiosi senza arricchire granchè la democrazia.
Dunque, se uno propone di mantenere iscritti e congressi nel Partito Democratico, nè più nè meno di come accadeva nei vecchi partiti, questo qualcuno è un conservatore. E’ così, vuole “conservare” tradizioni esistenti. E sia chiaro che questa parola non è un giudizio di valore, ma una definizione. Negli ultimi sei mesi, Mario Adinolfi non ha praticamente fatto alcuna scelta con la quale io sia stato d’accordo (e ne abbiamo abbondantemente discusso). Ma se Mario sta su Internet, e la signora campana che lui cita nel post invece chiede tessere e congressi, lui è l’innovatore e lei la conservatrice. Per definizione.
Il fatto che la Chiesa cattolica non paghi l’ICI sulle sue strutture adibite a funzioni commerciali è una di quelle cose che rendono l’Italia profondamente diversa dalle altre democrazie liberali perchè ad una religione e non ad altre vengono concessi particolari privilegi. Il buon Anellidifumo ha sollevato il tema in un commento qua sotto come una vergogna per il PD, per tutti i suoi costituenti e simpatizzanti. A parte il fatto che, anche ammettendo che la maggioranza del PD fosse favorevole alle esenzioni ICI (cosa che non credo), io sono in minoranza su questo tema. Inoltre, vorrei sottolineare che che Prc, Sd e Verdi-Pdci, salvo qualche distinguo, si sono astenuti sullo stesso emendamento. Come dire, avete presente gli ignavi dove li metteva Dante?
La lunga storia di battaglie tra me e il fumo segna oggi un punto a mio vantaggio. Dopo aver smesso, cioè, sospeso l’abitudine di fumare lunedì scorso (giornata caratterizzata da un comodo viaggio da Roma a Londra via Stazione Centrale di Milano) stamane mi sono svegliato pimpante ed ho fatto una trentina abbondante di minuti di corsa. Io o fumo o corro, ma non so stare senza l’uno o l’altro. Quando non ho tempo per correre, fumo. Ora un po’ di tempo ce l’ho, e soprattutto ho il parco davanti casa. Il ritmo della corsa era un po’ patetico, ma non si può pretendere troppo dopo sei mesi in cui il massimo di esercizio fisico è stato il colpo di polso necessario ad aprire il telefonino.
In una delle molte memorabili puntante di The West Wing, il direttore della comunicazione politica chiede al presidente Bartlet in una finta intervista di prova: “e lei presidente, se uccidessero sua figlia, non chiederebbe una morte dolorosa per il colpevole?” La risposta esatta era “certo che la chiederei, per questo le democrazie moderne non offrono potestà legislativa immediata alle vittime di un crimine, ma la conferiscono ad assemblee parlamentari, abbastanza numerose, elette dai cittadini per prendere decisioni ponderate”.
Ammetto che si tratta di una citazione a memoria, ma calza con questo articolo di Corrias, che a sua volta capita a proposito in questo momento di emozioni e rabbia per i fatti di Roma, Tor di Quinto.