Archiviato in: Senza Categoria | Tag: call centre, Epifani, Lavoro, sindacato
Oggi sulle pagine di Repubblica viene riportata la visita del segretario della CGIL Epifani alla Wind, per spiegare ai lavoratori l’accordo sul welfare. Pare che i partecipanti fossero 250 sui 1600 lavoratori complessivi e che fossero donne e uomini di tutte le età. In platea lo stipendio medio era di 1050 euro al mese per chi fosse già riuscito ad evolversi dalla condizione delle 950 euro al mese. Pare che una sola persona, tra le presenti, potesse vantare un salario da 1800 euro.
E allora perché cosi’ poca gente nella sala? Perché la luce dei riflettori accesi su una visita così importante in azienda non ha suscitato la voglia di rivendicazione di più persone? Forse il resto degli impiegati hanno condizioni di lavoro migliori?
Penso che il fenomeno lavorativo contemporaneo del “call centre” sia una delle maggiori vergogne del nostro paese. Dietro agli schermi dei computer siedono i diseredati del mondo del lavoro “quello vero” fatto di contratti, diritti e doveri, ambizioni e prospettive. Dietro ai microfoni siedono uomini e donne spesso diplomati o laureati, assunti senza tener conto del loro percorso, delle loro competenze, delle loro specifiche professionalità. E per di più beffati da condizioni retributive e lavorative indecenti, senza avere la prospettiva di un miglioramento. Chi di noi non ha un amico o un amica che ci è passata magari per un periodo “transitorio” durato poi degli anni?
Negli scorsi mesi il ministro Damiano è riuscito a stabilizzare molti contratti, rendendoli permanenti, ed è un buon inizio. Ma non basta. Serve un nuovo partito e serve un nuovo sindacato. Che non si aspetti di trovare nei nuovi lavori le stesse dinamiche e le stesse speranze che erano una volta nelle fabbriche, che sappia capire cosa chiede, oltre ai soldi e la sicurezza, chi lavora in un call centre. Una società che li includa. Opportunità, una economia libera dalle corporazioni. Chiede che le occasioni dipendano dal proprio impegno, dal proprio studio e dal proprio lavoro, e non dal proprio cognome. Una società dove, lavorare per un call centre, possa essere davvero un modo per guadagnare qualche soldo in una fase di transizione della propria vita, quando si è giovani e si cerca di capire quale strada si vuole scegliere. E non, invece, una strada senza uscita.
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