Marco Simoni


Riflessioni sparse
16 Maggio, 2008, 10:54 am
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Girovagando per la rete mi è capitato di vedere un video dell’intervento di D’Alema al congresso DS del 1997. Nel guardarlo sono stato colpito da un po’ di nostalgia, sono passati undici anni, ero giovane all’epoca, e molto orgoglioso della mia militanza e dei miei leader. Non solo perchè il centrosinistra governava un po’ ovunque, Prodi e Veltroni a palazzo Chigi, un governo che faceva cose rivoluzionarie tipo che i primari dovevano scegliere se lavorare per il pubblico o per il privato, un leader giovane e determinato come D’Alema sembrava poter traghettare e modernizzare un partito popolare come quello in cui militavo io verso il nuovo millennio. Un dibattito anche aspro col sindacato sul lavoro e le sue protezioni sembrava una cosa tutto sommato naturale e possibile e ci aspettavamo la nascita di un compromesso strutturale che potesse trovare un equilibrio tra i vecchi e i giovani, convinti che solo la sinistra avrebbe potuto farlo.

Era proprio così: solo la sinistra avrebbe potuto farlo, ma non c’è riuscita. E la destra ha invece solamente scavato il solco tra le generazioni, mettendo tutto il peso della globalizzazione sulle spalle dei più giovani, gettando il futuro e la capacità creativa nella fossa della precarietà e nell’arbitrio delle migliaia di signorotti feudali che dominano la nostra società e che hanno spinto a destra, e poi anche a sinistra, per il mantenimento dello status quo.

Secondo me il senso della sconfitta del centrosinistra sta anche nello iato drammatico tra quelle speranze e quegli obiettivi, così chiari all’inizio degli anni ‘90 e culminati con la vittoria del 1996, e l’attuale vittoria culturale e politica della destra. La speranza, in quella battaglia per il governo del centrosinistra di D’Alema, Prodi, Veltroni e le altre persone di una nuova generazione politica alla ribalta negli anni ‘90, nasceva dall’idea che toccasse alle forze eredi dell’arco costituzionale ricostruire le basi dell’Italia al tempo della globalizzazione. Questo comportava tante cose, la riscrittura della regole costituzionali, concepire un nuovo sistema di protezioni sociali, riscoprire il senso e il valore della legalità come premessa del vivere comune, fondare su una concezione moderna della cultura le basi del nostro posto nel mondo, la facoltà di liberare le energie degli italiani che oscillano sempre tra coraggio, avventura, e opportunismo, sulla base di un nuovo contratto sociale che guardasse al domani più che al presente.

Dieci anni dopo, invece, il compito di orientare la barra del futuro dell’Italia spetta chiaramente alla destra, che vince anche perchè assicura la continuità di molte caratteristiche tipiche dell’Italia, tra cui la deferenza assoluta nei confronti del potere, le gerarchie sociali come primario parametro comportamentale, con la conseguenza ovvia del nepotismo e del dominio delle corporazioni. In questo senso siamo chiaramente davanti ad una destra conservatrice, profondamente conservatrice. In un’epoca globale, questo conservatorismo culturale mina in nuce possibilità di crescita culturale ed economica, ed è per questo che la destra è diventata no-global. Il neo-protezionismo di Tremonti e Sarkozy ha una base politica chiara, è un modo di perpetrare la scala di valori conservatrice che ha bisogno di un nemico interno su cui sfogare le paure (i clandestini o i rom) ma anche di un sistema chiuso dove gerarchia  e potere possano continuare ad accumulare rendite.

Quelle speranze si sono infrante, il centrosinistra si era dato un obiettivo che non ha raggiunto e ora per forza si trova ad inseguire, perchè l’elaborazione di una nuova agenda per l’Italia non si improvvisa. Le stesse speranze dell’inizio degli anni novanta, derivavano dal cumulo di civismo ed educazione alla vita democratica che la parte migliore dei partiti della prima repubblica non aveva mai cessato di portare avanti.

(qui il video)



Il post che preferivo non dover scrivere
13 Maggio, 2008, 2:47 pm
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Diciamo che la situzione politica potrebbe essere migliore, ma bisogna sforzarsi per immaginarla peggiore. Beh, se vince McCain a Novembre sarebbe peggiore, anche se McCain è sempre meglio di Bush: sarebbe un duro colpo a cui temo dobbiamo prepararci. Comunque, ho scritto questa cosa ottimista qua sotto per il blog de iMille e la posto anche qui.

iMille nell’Italia di Berlusconi

Venerdì scorso è stata annunciata la composizione del principale organismo di direzione politica del Partito Democratico, i capi insomma, quelli che decidono le cose. Sono dieci persone, di cui una donna, e tutti dirigenti di primissimo piano dei DS e Margherita da almeno dieci anni.

Nelle scorse settimane, dalla sconfitta elettorale alla nascita del governo Berlusconi, molti hanno occupato tempo e tastiere a dire cosa il PD dovesse fare, cosa dovesse fare Veltroni, discutendo responsabilità collettive di chi ha diretto il centrosinistra negli ultimi dieci anni.

A me non parrebbe una cosa inopportuna se invece di puntare il dito sugli errori degli altri, i protagonisti riflettessero ognuno sugli errori propri, e dunque questo, credo, è quello che dobbiamo fare noi. Noi stiamo pagando tanti prezzi per la testardaggine di voler affermare prassi diverse nella politica, ma è anche una delle ragioni, credo, di un po’ di credibilità che abbiamo tra chi ci segue, e del fatto che dalla nostra nascita, circa undici mesi fa, siamo costantemente cresciuti, in quantità e qualità, senza avere null’altro da offrire che le nostre idee, ed un luogo da usare, per chi volesse.

Dobbiamo riconoscere che gli obiettivi per i quali siamo nati sembrano oggi altrettanto lontani di quando siamo partiti. Abbiamo speso tempo ed energie politiche e personali nella partecipazione alle primarie, coinvolgendo tante persone nuove nella costruzione del PD, convinti che fosse una condizione essenziale per una politica ricca di contenuti, nuova nelle forme, e radicata nella realtà. Ad oggi, di quelle primarie non c’è traccia: il coordinamento attuale del PD si sarebbbe potuto serenamente decidere con una riunione tra i vertici DS e Margherita un anno fa: sarebbe grosso modo uscito così.

Il governo Berlusconi ha una componente nuova, nel senso di una generazione non in prima fila fino a ieri, molto visibile e seria. Questa non è una buona notizia, perchè significa che l’idea di Italia riassunta dalle personalità di Bossi, Berlusconi e Fini sta costruendo il proprio futuro. Nel campo del PD il mio giudizio è che i tentativi di rinnovamento siano insufficienti, episodici, e molto poco visibili.

Noi Mille abbiamo degli strumenti molto limitati. Io non conosco nessuna altra organizzazione politica che funzioni esclusivamente sul lavoro volontario dei suoi soci. Ripeto, esclusivamente sul lavoro volontario e sui fondi raccolti con le sottoscrizioni che coprono le spese vive. Io penso che dati questi presupposti, essere riusciti ad ottenere la candidatura di Ivan in una posizione quasi eleggibile, e 8000 preferenze a Simona Milio siano dei risultati dignitosi ma largamente insufficienti.

La nostra logica è stata ingenua perchè i fatti delle scorse settimane, la nomina del coordinamento e del governo ombra ci suggeriscono che non esiste alcuna attenzione per capacità di elaborazione politica e culturale, capacità di organizzare comunicazione, e anche di creare consenso, a meno che queste capacità non si facciano potere.

Nel PD la preoccupazione largamente prevalente nelle azioni dei dirigenti è quella dell’equilibrio interno, equilibrio tra i gruppi di potere, o correnti, allo stato largamente personalistiche più che culturali. Questa preoccupazione è dominante su qualsiasi altra considerazione. In questo contesto, pensare di incidere sulla formazione e nella costruzione del partito per via della qualità, delle competenze, e - insisto - di capacità politiche e comunicative oggettive (mai confondere il lavoro volontario con il lavoro amatoriale), si è rivelata una illusione degna di miglior causa.

Sono tuttavia convinto che l’analisi alla base della nostra nascita sia ancora giusta. Che esista una fetta consistente di persone che voglia contribuire alla politica di centrosinistra in maniera trasparente e democratica. Che voglia vedere chiari i valori di laicità, eguaglianza, e giustizia nella politica di centrosinistra, che oggi è il PD. Credo anche che senza queste persone, e rimanendo arroccati all’equilibrio tra correnti come unico metro con il quale prendere le decisioni condurrà il PD a disastri elettorali anche peggiori, tanto più che è improbabile aspettarsi un collante antiberlusconiano quando ormai anche Berlusconi è post di se stesso.

In questi mesi ho imparato molte cose, tra cui il fatto che riscuotere consensi di critica e di pubblico non equivale a riuscire a marciare assieme con tante persone che la pensano come te, ma decidono di percorrere strade diverse. La generazione più recente di democratici viene da esperienze individuali multiformi, ed è quasi priva di quel senso di solidarietà di gruppo che invece è così tipico della generazione precedente.

In questi undici mesi, penso, il risultato maggiore è stato proprio quello di costruire e consolidare il gruppo de iMille e soprattutto la rete che gira attorno a noi, che davvero si estende in tutta Italia e in mezzo mondo. Il gruppo che fa le cose (che ricordiamo, è aperto, sempre aperto a chi volesse farne parte, basta chiederlo) si è conosciuto ed è cresciuto, dimostrando una gran compattezza, disciplina e capacità di lavorare, ribadisco, senza nessuno che si occupasse di questo a tempo pieno: una cosa più unica che rara.

E anche il limite strutturale che, a questo punto, continuiamo ad avere. E che ha pesato non poco sulla nostra capacità di far pesare le nostre ragioni.

Penso che di queste cose dobbiamo parlare. Che dobbiamo chiederci se ci stiamo ponendo degli obiettivi realistici, o se invece dobbiamo cambiare strumenti.  Dobbiamo anche avere un’idea di quanti siamo a volere davvero far pesare le nostre ragioni, a far pesare un pezzo di Italia che vuole far politica, che è disposta a fare la sua parte e a battersi per prendersi gli spazi che creda sia giusto avere. Organizzeremo una riunione a Luglio, aperta a tutti e alla quale inviteremo le persone che abbiamo conosciuto e con cui abbiamo lavorato in questi mesi. Non sarebbe male iniziare a discuterne qui, in un sito ricco di contenuti e idee che in questi mesi ha provato a raccontare con serietà l’Italia che ci piacerebbe costruire.



Intervallo
12 Maggio, 2008, 12:07 am
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Nel frattempo, vi copioincollo l’Amaca di Michele Serra di domenica.

L´idea che l´opposizione possa ripartire da un remake della vecchia baruffa D´Alema-Veltroni non è neanche triste. È pazzesca, nel senso letterale del termine. Quel genere di pazzia accecante che ha via via condotto il personale politico a costruirsi un´agenda troppo spesso fatta a misura delle beghe interne, delle vanità personali, di un cursus honorum davvero castale, e davvero avulso da quella realtà sociale che dovrebbe essere la sola materia prima della politica in generale, e della sinistra soprattutto.

Che all´interno del Pd (nato, si disse, per voltare pagina) si raggrumino oppure no nuove correnti, nuovi equilibri di potere, è cosa che, al di fuori dei professionisti coinvolti (poche decine di persone) ha, nel Paese, rilevanza pari a zero. L´elettorato di sinistra non solo se ne infischia, ma percepisce ogni goccia di sudore spesa dai vari leader per i regolamenti di conti interni, come una goccia rubata alla politica e rubata agli elettori. Nel mondo il pane costa troppo per un terzo degli esseri umani. Il divario tra ricchi e poveri aumenta. La speculazione finanziaria corrode i salari, affama e uccide. Il lavoro di chi fa politica è parlare di queste cose. Se non ora, quando?

 



Testimonianze
6 Maggio, 2008, 1:44 pm
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Negli ultimi sette anni ho preso una quantità di aerei irragionevole, diciamo che sarò atterrato a Fiumicino o Ciampino almeno 50 volte, forse di più. In questi anni non mi è mai, dico MAI, capitato di vedere i finanzieri nell’area doganale dopo il recupero bagagli fuori dal loro gabbiotto. Invece ieri erano impettiti ai lati di noi passeggeri trafelati e chiedevano da dove fossimo partiti. E a chi veniva dalla Romania o a chi aveva la pelle scura facevano aprire le valigie. Ci sentiamo già tutti più sicuri. Grazie al grande sindaco Alemanno, i salsicciotti rumeni, i cetrioli sottaceto polacchi e i dolci turchi non invaderanno le nostre strade.



Sconfitte
3 Maggio, 2008, 4:45 pm
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Candidato Sindaco: - E’ stata una competizione dura. Mi dispiace non aver guadagnato quei pochi punti in più che ci avrebbero garantito la vittoria. E’ stata solo colpa mia.

Un Leader Nazionale: - Vorrei congratularmi col vincitore, in città è stata una competizione interessante. Sono arrabbiato per la sconfitta, e sono in disaccordo con il Candidato. La responsabiltà della sconfitta e di tutti noi.

Londra, oggi.



Nessuno tocchi Calderoli
3 Maggio, 2008, 11:33 am
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Se fosse per me a Calderoli non gli farei gestire nemmeno la bocciofila di Busto Arsizio, figuriamoci un ministero. Ma che il figlio miliardario di un dittatore, con la sua arrogante corte di servi e serve, si permetta di dire chi deve fare il ministro in Italia e chi no promettendo sfracelli è una cosa intollerabile. Da quel che riporta Repubblica nessuna carica istituzionale ha reagito, lasciando la parola a quel fine intellettuale di Borghezio che ha blaterato qualcosa sui crociati. La notizia, secondo me, era tale perchè Saif è davvero l’erede di Gheddafi padre, e dunque era in prima pagina. In questa occasione, Fini o Schifani hanno secondo me perso l’occasione per parlare.



Sconfitta elettorale, e tre
2 Maggio, 2008, 7:22 pm
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Pare che il Labour non abbia proprio vinto le elezioni, anzi, se continua così rischia di far la fine della Sinistra Arcobaleno.  Ancora non si sa nulla del sindaco di Londra ma temo il peggio. E mo basta però!



Basta fasci
1 Maggio, 2008, 6:20 pm
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Oggi sono andato a votare per il mio sindaco, quello a cui pago salate tasse di monnezza e Ici, il sindaco di Londra. Nonostante l’età, la politica ridicola con Chavez, e il fatto che un bel cambiamento generazionale si potrebbe fare anche qui, ho votato Ken e Labour su tutte le schede: sindaco, comune e circoscrizione. Bello votare Labour devo dire, ci si sente un po’ nella storia. E poi bisogna contrastare l’avanzata del fascio nelle grandi capitali, che anche qui è in vantaggio Boris il conservatore, anzi il fascio, che come misura deterrente tremenda, di fine di mondo direi, propone di togliere la tessera del bus ai ragazzi che si macchino di teppismo (che paura!).

La cosa interessante è che anche qui c’è il doppio turno per il sindaco, solo che si vota tutto insieme. Dai due voti, il primo per il tuo candidato preferito, il secondo per il meno peggio degli altri, nel caso nessuno dei preferiti prenda il 50%+1. Banale no? Tanti soldi in meno, due settimane in meno di fesserie elettorali, ma non potremmo importarlo anche da noi? Pensa quelli che avrebbero votato Grillini-Alemanno sulla stessa scheda. Almeno avrebbero avuto plastica visione di se stessi e della politica italiana. Il mio secondo voto (non è obbligatorio darlo, ma hai visto mai, brogli, macchine truccate che lo attribuiscono al fascio) l’ho dato alla candidata verde che aveva il volantino più carino e sensato, a parte il grande Ken.

Ora, la scheda era facile facile e c’era un quadratino dove mettere la croce. Lo spoglio è a lettura ottica. E naturalmente, non si permettono mica di chiederti un documento per votare, ti chiedono come ti chiami, e controllano che il tuo nome sia nelle liste elettorali.



Autocritica
1 Maggio, 2008, 5:21 pm
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Dopo aver scritto il post ironico qui sotto mi sono riletto i commenti che hanno continuato a scrivere le persone sul caso della donna incinta che vuole abortire per motivi economici e ho pensato che il mio post ironico fosse una cagata. Non per la cosa che osservava, ma perchè si trattava chiaramente di un tema talmente intenso da provocare reazioni istintive e commenti, e racconti personali a volte tragici, mentre io mi sono limitato a riportare in maniera quasi asettica la notizia, e il post ironico ha aggiunto un tono idiota che ricordava il fare distaccato del chirurgo che però può essere scambiato col fare distaccato del macellaio. E mi sono venute delle considerazioni sul divorzio tra ragionamento politico o sociale e fatto personale, del fatto che per non cedere al moralismo ipocrita alla grillo si finisce per considerare ogni scelta individuale come una cosa su cui non poter parlare a priori. Invece i comportamenti individuali finiscono inevitabilmente per avere riflessi pubblici e se uno è interessato a capire dove va la società, ed intervenire nei dibattiti pubblici, rimane un’illusione pensare di distinguere per sempre i due ambiti.

Questo non significa giudicare moralmente o condannare o ergersi a censori del giusto o dello sbagliato. Tra essere moralisti ed essere indifferenti esiste anche la strada della realtà e delle cose che uno farebbe o delle cose che uno fa. La distanza, o vicinanza, tra parole e idee e la forza inequivocabile delle azioni. Nel caso specifico dell’aborto legato a problemi economici, io trovo sia sbagliato giudicare in astratto a quali beni materiali uno possa o non possa riunciare, trovo sia ipocrita pensare che le mortificazioni professionali possano sempre essere affrontate e risolte, specialmente in condizioni di permanente e costante oppressione come quella a cui sono sottoposte tante persone come la donna di quella lettera, precarietà economica, personale, esistenziale.

Detto questo, se la conoscessi, se fosse una mia amica, le consiglierei in ogni modo di non abortire, le offrirei il mio aiuto, economico e personale con i grandi limiti che entrambi avrebbero. Lo farei perchè in quella storia, nei termini in cui è stata raccontata, l’aborto mi sembra una soluzione sbagliata e una strada sbagliata per la donna, per la sua vita, non per una retorica difesa della vita del bambino che aspetta che, al momento, secondo me, non c’è, non è ancora iniziata. Se poi la decisione di abortire fosse presa comunque, cercherei di offrire la mia amicizia e la mia vicinanza, senza alcun giudizio morale, ma pensando che abbia preso una decisione sbagliata per se stessa e per la sua vita, e che dunque avrà bisogno di più aiuto e più calore per affrontarla, molto di più di quanto le sarebbe stato necessario con un bambino. Che, quando nasce in mezzo all’amore, ha bisogno di molto poco e porta con sè tutta l’energia che serve ai genitori.



Costume e società
30 Aprile, 2008, 5:50 pm
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E’ accaduto che il post qui sotto (due sotto) dove riporto la lettera della donna incinta a Napolitano, sia stato linkato da una specie di aggregatore di Virgilio. Di conseguenza ho al momento un sacco di visite di nuovi lettori, benvenuti. La cosa veramente curiosa è che, nonostante l’aggregatore in questione apra tutto il blog in un frame - ovvero non si limiti a riprendere il testo del post - le persone scrivano commenti come se la lettera l’avessi scritta io (che essendo un uomo, e il nome Marco non dovrebbe indurre in dubbio, non posso fisicamente aspettare un bambino). E’ un fenomeno curioso, simile a quello di cui aveva parlato Luca Sofri a proposito del sito di Dave dove le persone commentano un post come se fosse il sito di un certo spettacolo televisivo e non un post di Dave. Davvero, provate a leggere i commenti, pieni di consigli alla ragazza, sotto il post. Secondo me la rivincita del Partito Democratico passa anche per comprendere questa fetta di umanità dalla quale siamo distaccati (o forse è lei che è distaccata, e allora mi sa che non abbiamo speranze).